Intervalli, richiami, fragili e fiale: Figliuolo cambia in corsa. La priorità è: vaccinare più in fretta

giovedì 6 Maggio 11:01 - di Lorenza Mariani
Figliuolo

La campagna vaccinale prosegue ancora in maniera disomogenea tra una regione e l’altra. E a rimanere indietro sono spesso le categorie fragili, oltretutto con le diffidenze verso questo o quel vaccino che stanno rallentando la corsa all’immunizzazione di massa. L’imperativo categorico del generale Figliuolo diventa allora: vaccinare più in fretta. Arrivando a immunizzare la platea più estesa possibile di anziani in prima dose diventa, ogni giorno che passa, una priorità sempre più impellente. Una necessità a cui il Cts risponde allungando da 21 (per Pfizer) e 28 (per Moderna) a 42 giorni il richiamo della seconda.

Figliuolo: vaccinare più in fretta. Ecco i punti della nuova strategia

Dunque, estendere a 42 giorni l’intervallo fra la prima e la seconda dose dei vaccini anti-Covid a mRna, quelli di Pfizer/BioNTech e di Moderna. È questa l’indicazione del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus, contenuta nel parere allegato a una circolare del ministero della Salute. Oggetto del documento, firmato dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza: “Trasmissione parere del Cts in merito alla estensione dell’intervallo tra le due dosi dei vaccini a mRna e alla seconda dose del vaccino Vaxzevria“. Una correzione in corsa del piano vaccinale che era nell’aria da tempo. E che ieri gli addetti ai lavori hanno formalizzato  sotto forma di “suggerimento non vincolante” in un documento.

Il Cts sulla campagna vaccinale, prime dosi e richiami

Un verbale in cui si legge: «In relazione all’evoluzione nella conduzione della campagna vaccinale contro Sars-CoV-2 – recita un estratto del verbale del Comitato, datato 30 aprile – il Cts rimarca che rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati che, in ragione di connotazioni anagrafiche o per patologie concomitanti, sono a elevato rischio di sviluppare forme di Covid-19 marcatamente gravi o addirittura fatali. Sulla scorta di questa considerazione, pur a fronte di studi registrativi che indicano come l’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna (Pfizer/BioNtech e Moderna) sia di 21 e 28 giorni rispettivamente, è raccomandabile un prolungamento nella somministrazione della seconda dose nella sesta settimana dalla prima dose».

Un suggerimento “non vincolante” ma…

Ossia, si tratta di un suggerimento al momento non vincolante, basato sui dati relativi alla discesa dei contagi su questa fascia d’età. Leggendo tra le righe dei quali si evince come i riscontri abbiano evidenziato un effetto positivo, ma non ancora sufficiente a ridurre la pressione sul sistema ospedaliero. Almeno non in maniera strutturale se, come rileva oggi, tra gli altri, il Corriere della sera, «non si vaccinano in fretta – almeno con la prima dose, che garantisce già una buona copertura – tutti quelli a rischio». «Il parere – precisa il Cts – potrà in futuro essere supportato da ulteriore approfondimento epidemiologico su: letalità per fascia d’età, infetti per fascia l’età (dati correnti delle nuove infezioni), stima degli infetti modellizzata anche rispetto ai dati dello studio di prevalenza».

Figliuolo e l’esigenza di un cambio di passo della campagna vaccinale

La domanda a questo punto diventa: se il suggerimento del Cts dovesse diventare operativo e effettivo nei prossimi giorni, come cambierà il sistema di prenotazione delle regioni? Un quesito che rimanda al tema dei non vaccinati, partendo comunque dal presupposto che, chi aveva già prenotato la seconda dose, la farà comunque nella data prevista. Mentre i nuovi appuntamenti potranno tenere invece conto della circolare. In ogni caso, saranno le Regioni a valutare. Decidere. E predisporre gli eventuali cambiamenti che un nuovo cambio di passo richiede, a partire dalla considerazione avanzata ieri da Gianni Rezza. Il quale, dal fronte della direzione Prevenzione del ministero della Salute, ieri ha ribadito quanto riferito sempre dal Corriere. Ossia che: «Resiste una quota di over 70 e 80 ancora non coperta. Sarebbero circa 3,3 milioni di persone su oltre 10,5 milioni tra i 70 e gli 89 anni».

«La quota di over 70-80 ancora non coperta: 3.3 milioni di persone su oltre 10.5 milioni tra 70 e 89enni»

«Una quota sufficientemente ampia. Ci rientra chi non è stato ancora vaccinato ma si è prenotato. Ma anche i diffidenti al vaccino – soprattutto a quello di AstraZeneca di cui sarebbero ancora nei frigoriferi circa 2 milioni di fiale rispetto alle 6,6 milioni consegnate, con punte del 40% di rifiuti in Campania e Sicilia –. Chi è ideologicamente no-vax nonostante i rischi che questo comporta. I domiciliati non raggiungibili. Le persone non coinvolte dai medici di base». Dati che, se parametrati alle odierne capacità di approvvigionamento di vaccini, inducono a riconsiderare su nuovi equilibri e proporzioni la strategia di Figliuolo.

L’obiettivo di Figliuolo è sempre 500.000 iniezioni al giorno

Per esempio, riaprendo le prenotazioni anche al personale scolastico, rispetto alle quali, dopo l’ordinanza del 9 aprile, il commissario aveva optato per un ridimensionamento, assegnando la priorità ai fragili e agli over 60. L’obiettivo resta sempre quello delle 500.000 iniezioni al giorno. Ma per raggiungerlo occorrerà anche lavorare a una campagna di comunicazione sul farmaco Vaxzevria, di cui dovrebbero arrivare entro giugno 7 milioni di fiale. Un milione e mezzo delle quali verrà impiegata per i richiami del personale scolastico e militare.

 

 

 

 

 

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