Il nodo della presidenza del Copasir, chiesto un incontro alla Casellati e a Fico

lunedì 3 Maggio 13:56 - di Roberto Frulli

Un incontro con i presidenti delle Camere, la forzista Elisabetta Casellati e il grillino Roberto Fico, per parlare della presidenza del Copasir.

Lo ha sollecitato ufficialmente l’azzurro Elio Vito, già membro del Comitato parlamentare sulla Sicurezza della Repubblica , per chiedere, direttamente a loro che, finora, si sono trincerati dietro un’imbarazzante posizione pilatesca, di accogliere e fare propria la posizione espressa da 51 costituzionalisti di spicco e di tutte le aree politiche sulla presidenza del Copasir. Ruolo che la legge assegna all’opposizione, quindi a Fratelli d’Italia. E che invece continua a essere illegittimamente occupato dal leghista Raffaele Volpi il cui partito è entrato in maggioranza offrendosi come stampella al governo Draghi. E perdendo, così, per legge, il diritto di presiedere il Copasir.

Vito, ex-membro del Copasir, si è dimesso nei giorni scorsi – seguito dal vicepresidente Adolfo Urso – proprio per agevolare le dimissioni del presidente del delicato organismo istituzionale, il leghista Raffaele Volpi, abbarbicato, invece, in maniera ridicola, come una cozza allo scoglio, alla poltrona che non vuole mollare.

Un’ostinazione infantile che imbarazza perfino Salvini. Una ventina di giorni fa, il 12 aprile scorso, il leader della Lega aveva infatti detto di aspettarsi “le dimissioni di tutti i componenti del Copasir“. Ma Volpi da questo orecchio sembra non sentirci. Preferisce dare un dispiacere al suo Capitano invece di farsi da parte, aiutato, in questo, dagli esponenti degli altri partiti presenti nel Copasir ed espressione della maggioranza di governo: l’altro leghista Paolo Arrigoni, i grillini Federica Dieni, Francesco Castiello e Maurizio Cattoi, l’azzurro Claudio Fazzone e l’esponente di Italia Viva, Ernesto Magorno.

“Non posso pensare che si proceda a nomine nel comparto Intelligence senza che i Presidenti delle Camere abbiano fatto rispettare la legge che assegna la Presidenza del #Copasir all’opposizione, che per la stessa legge deve essere informata preventivamente dal governo delle nomine”, dice costernato e incredulo Elio Vito.

In un’intervista al Messaggero, Georgia Meloni parla oggi apertamente di violazione degli equilibri democratici per la vicenda del Copasir e trova  assurdo dover tirare in ballo il Quirinale per ottenere il rispetto delle leggi: “Si tratta semplicemente di rispetto delle regole democratiche. Avremo potuto chiedere anche quelle che, per prassi, spettano alle opposizioni – ragiona la Meloni parlando delle cosiddette “Commissioni di garanzia” fra le quali rientra, appunto, anche il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. – Ci siamo limitati a chiedere quella del Copasir che spetta all’opposizione per legge“.

“E’ assurdo – si duole la presidente di Fratelli d’Italia – essere costretti a tirare in ballo il Quirinale per ottenere il rispetto delle leggi e di un principio chiaro in ogni democrazia: il controllato non può fare il controllore. La violazione degli equilibri democratici alla quale stiamo assistendo non è un dispetto a FdI, ma un grave precedente che, domani, potrebbe ritorcersi contro chi oggi lo sta attuando”.

Fra tre giorni, giovedì prossimo, il Copasir, dimezzato – per le dimissioni di Elio Vito e Adolfo Urso – in assenza delle opposizioni e in violazione di legge, si riunirà di nuovo per audire il direttore del Dis, la quinta riunione senza la presenza della opposizione, vulnus democratico senza precedente.

È chiaramente una situazione paradossale e fuorilegge. E, oltretutto, il programma che si era dato il Copasir era ben diverso.

L’organismo di garanzia si sarebbe dovuto occupare di Renzi e dell sue ripetute accuse di un uso distorto dei Servizi da parte di Conte, così come del ruolo che essi avrebbero svolto durante la crisi di governo secondo le denunce di autorevoli direttori di giornali, come da agenda approvata alla unanimità in gennaio e comunicata, poi, alla stampa.

E stasera, anticipata dal Fatto Quotidiano, la trasmissione d’inchiesta della Rai, Report, ci mette il carico da undici raccontando di un  incontro avvenuto in autogrill di Fiano Romano il 20 dicembre 2020 fra lo 007 Marco Mancini – finito alla ribalta della cronaca per il sequestro di Abu Omar e poi assolto – e l’onnipresente Matteo Renzi pizzicato, per caso, da una professoressa che si trovava nell’area di servizio e che ha immortalato con il cellulare il tete a tete fra l’ex-premier e il potente agente segreto. Che, ricorda il Fatto Quotidiano, è attualmente caporeparto al Dis, l’agenzia che coordina l’Aisi e l’Aise, i due Servizi segreti.

Che si sono detti i due nell’incontro riservato emerso per caso?

Renzi, preso in contropiede, sostiene di aver incontrato lo 007 che gli doveva consegnare  alcuni Babbo Natale di cioccolato. E giura che non si è parlato di nomine. Viene da sorridere se la faccenda non fosse maledettamente seria trattandosi di sicurezza dello Stato italiano. Quel che è certo, ricorda ancora il Fatto Quotidiano, è che Marco Mancini punta a rientrare in uno dei due Servizi segreti oppure a diventare vicedirettore del Dis. E Renzi ha duramente attaccato Conte sulle nomine nell’intelligence negli ultimi mesi.

In tutto questo, Dagospia ha annunciato che a breve ci saranno nuove nomine. Ma come è possibile, si chiede Elio Vito, se il presidente del Copasir che deve, per legge, essere consultato, non è espressione della opposizione?  Al momento Vito non ha ancora avuto risposta dai presidenti delle Camere per l’incontro assieme a un rappresentante dei 51 costituzionalisti. Un silenzio grave e assordante.

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