Giustizia, eutanasia, Durigon: da Pd e M5S guerra totale contro la Lega. E Draghi vacilla

venerdì 7 Maggio 19:04 - di Sveva Ferri
salvini giustizia

Giustizia, eutanasia, caso Durigon. Il clima di guerra totale tra Pd e M5S da un lato e Lega dall’altro oggi è esploso su diversi fronti. Tutti sensibilissimi e tutti indicativi di un livello di scontro arrivato al limite della sostenibilità, tanto che lo stesso Matteo Salvini ha avvertito: «Pd e 5Stelle, coi loro attacchi quotidiani alla Lega, mettono in difficoltà Draghi e l’azione del governo».

Salvini verso il referendum sulla giustizia: è scontro

La giornata si è aperta con il muro contro muro sulla riforma della giustizia, dopo che Salvini ha detto a Porta a Porta che la Lega sta «organizzando con il Partito Radicale una raccolta di firme per alcuni quesiti referendari». Un annuncio non scevro da toni provocatori. «Questo Parlamento con Pd e 5Stelle non la farà mai», ha detto il leader della Lega. Fra i temi oggetto dei quesiti, Salvini ha indicato «responsabilità civile dei magistrati, perché tutti pagano se sbagliano e i giudici no; separazione delle carriere, abrogazione della legge Severino». «La riforma – ha rincarato – se non la fa il Parlamento la faranno i cittadini». La risposta degli alleati di governo non è tardata ad arrivare.

«Se vuole remare contro, il suo posto è all’opposizione», ha sentenziato all’indirizzo di Salvini il pentastellato presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Mario Perantoni. Il senatore Pd Franco Mirabelli, poi, ha parlato di «sparata», aggiungendo che «il problema di Salvini è che non mai una proposta degna, allora si butta sulla propaganda».

Il M5S all’attacco di Durigon: mozione per mandarlo via

Ancora infiammava il caso giustizia, che il M5S ha ritenuto di aprire – o meglio riaprire – un altro dossier caldissimo: quello che investe il sottosegretario Claudio Durigon, finito sulla graticola per alcune frasi rubate sul fatto che il generale della Finanza che indaga sui fondi della Lega «lo abbiamo messo noi». Il M5S, dopo giorni di guerriglia, oggi ha presentato una mozione alla Camera per chiederne la revoca dell’incarico da sottosegretario. La mossa ha ricevuto pure la benedizione di Alessandro Di Battista, per il quale il M5S dovrebbe lasciare il governo se Durigon vi resta. La questione, però, è stata liquidata senza troppi complimenti dal capodelegazione della Lega al governo, Giancarlo Giorgetti. La presentazione della mozione, ha detto, è «un atto non solo inutile, ma una perdita di tempo rispetto alle tante cose da fare».

Scoppia pure un caso eutanasia

Non bastassero questi due fronti, che si aggiungono a quelli già aperti, oggi è esploso anche un “caso eutanasia”, che si inserisce nella cornice più ampia del braccio di ferro interno alla compagine di governo sui relatori (vedi anche alla voce ddl Zan). In questo caso a lamentarsi è la Lega, che ha scritto al presidente della Camera Roberto Fico. «Così non si può andare avanti», ha spiegato all’Adnkronos, Roberto Turri, capogruppo leghista in Commissione Giustizia e firmatario della protesta formale. «Noi ci sentiamo messi all’angolo», ha aggiunto, ricordando che anche nella commissione d’inchiesta sulla magistratura il centrodestra è stato estromesso: i due relatori sono uno del Pd e uno di Leu. Quanto al merito del provvedimento sull’eutanasia, poi, Turri ha chiarito che nella seduta di ieri si sarebbe dovuto approvare un testo base, «che però noi non abbiamo letto». E questi, ha chiarito ancora il leghista, sono solo i «casi più clamorosi».

Salvini: «Pd e M5S mettono in difficoltà Draghi»

Insomma, la guerriglia è totale e, almeno per ora, il fronte Pd-M5S sembra trovarsi in una posizione di forza. Salvini, però, non desiste e, anzi, rilancia. «Pd e 5Stelle, coi loro attacchi quotidiani alla Lega, mettono in difficoltà Draghi e l’azione del governo. La nostra risposta? Ignorarli e lavorare. A partire dalle riaperture e dal ritorno al lavoro ed alla libertà per tutti gli italiani, già dai prossimi giorni. Sulla Giustizia poi – ha concluso – se i partiti non troveranno un accordo in Parlamento su riforme necessarie e urgenti, saranno i cittadini a farlo, tramite referendum».

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