Sinistra in pezzi, Letta e Renzi divisi da Grillo. Il “faccia a faccia” tra i due si rivela un flop

martedì 6 Aprile 15:39 - di Michele Pezza
Renzi

«Franco e cordiale». Così il felpato linguaggio della diplomazia classifica un incontro in cui gli interlocutori se le sono dette di tutti i colori. Guarda caso, gli stessi aggettivi usati da fonti del Pd e di Italia Viva dopo il “faccia a faccia” di 40 minuti tra Matteo Renzi ed Enrico Letta tenutosi in mattinata presso la sede dell’Arel. Non è una novità. Ma comunque colpisce che i punti di convergenza siano più minoritari rispetto a quelli di divergenza. Pesa certamente la vecchia ruggine accumulatasi tra i due a seguito dell’ormai celebre «Enrico stai sereno» con cui Renzi anestetizzò Letta prima di sfrattarlo da Palazzo Chigi. Gli occhi bassi e gli sguarda obliqui tra i due al momento del passaggio della campanella certificarono che oltre al danno c’era stata anche la beffa.

I leader di Pd e Iv d’accordo solo su Draghi

L’uno e l’altra sul conto dell’attuale segretario del Pd. Ma parliamo pur sempre di due partiti affiliati allo stesso centrosinistra. Alla fine della giostra, dopo la rituale «analisi a tutto campo», l’unico contatto che i due riescono a consacrare nero su bianco riguarda «l’impegno comune» su vaccini e ristori. Bello sforzo. Quanto al resto, cioè sui temi più squisitamente politici, tanto le fonti di Pd quanto quelle di Iv evidenziano «divergenze profonde» tra i due. Soprattutto in merito al rapporto con Conte e il M5s. Letta non fa mistero di ritenerlo «essenziale per costruire una alternativa vincente a Meloni e Salvini».

Renzi: «Né con i sovranisti né con i 5Stelle»

Nel frattempo, però, incombono le elezioni comunali nelle più importanti città italiane, a cominciare da Roma. Ma i due hanno rinviato la pratica alla fine del mese: «Aprile sarà importante per trovare le soluzioni». Il vero nodo è il movimento di Grillo. Le parole pronunciate da Renzi subito dopo l’incontro a L’aria che tira, su La7 sembrano preludere ad un ritorno al centro. «Io credo – ha detto – che il mio posizionamento da qui al 2023 sia né con Salvini né con Meloni a destra ma nemmeno con grillini e populisti a sinistra». Parole che non sono piaciute ad Articolo 1, il partito di Speranza, come dimostra il tweet di Arturo Scotto: «Tutto legittimo, ma anche basta».

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