Sette italiani su 10 rinviano gli esami di prevenzione. Il 40% rinuncia alle cure causa Covid

sabato 3 Aprile 15:56 - di Redazione

L’onda lunga della pandemia continua a far sentire i suoi nefasti effetti sulla sanità. C’è stato un calo di oltre due milioni di screening oncologici  tra gennaio e settembre 2020. Mentre la rinuncia alle cure è quasi raddoppiata rispetto al 2019. Sette cittadini su 10 hanno rinviato visite e appuntamenti per esami di prevenzione senza fissarne di nuovi. Lo sottolinea il Rapporto di marzo di Salutequità. 

La diagnosi precoce è essenziale per salvare vite

«Va colmato questo gap – spiega Stefania Gori, presidente di Ropi, rete oncologica pazienti – per tornare a garantire la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi. E contemporaneamente andranno gettate le basi per la nuova oncologia post Covid, con percorsi protetti e misure di sicurezza».

Beretta: già oggi i morti di cancro sono 502 al giorno

«Sono 6mila gli adenomi non diagnosticati – denuncia Giordano Beretta, presidente dell’Aiom, associazione italiana di oncologia medica, interpellato dal Giornale -. Significa che siamo di fronte a migliaia di occasioni probabilmente perse di fermare la malattia prima che si trasformi in un tumore vero e proprio. Nei prossimi mesi tratteremo malati oncologici più gravi. Ci saranno quindi costi più alti da affrontare e un impegno maggiore da parte degli oncologi. L’aumento dei decessi a causa di tutto questo lo vedremo solo fra qualche anno. Già oggi i morti di cancro sono 502 al giorno, come nei peggiori bollettini della pandemia. Ma questo avviene tutti i giorni, non solo nei picchi. Rendiamocene conto: il Covid finisce, il cancro no».

Gli italiani rinunciano a curarsi

In aumento di circa il 40% rispetto al 2019 la rinuncia alle cure dei pazienti non covid-19. Nel 2020 il 10% dei cittadini ha rinunciato alle cure, circa la metà a causa del Covid-19, contro il 6,3% del 2019 (Istat, BES 2020). Le restrizioni imposte per contenere i contagi, il timore di contrarre infezioni, ma soprattutto la chiusura nel periodo del lockdown di molte strutture ambulatoriali, le cui attività sono state dirottate sul contrasto al virus e la sospensione dell’erogazione dei servizi sanitari rinviabili, non ha consentito l’accesso a prestazioni necessarie, accumulando ulteriori ritardi e allungamenti delle liste d’attesa, con un danno in termini di salute pubblica che ancora non è del tutto misurabile.

I ritardi accumulati sono diversi tra Regioni

Il fenomeno raddoppia rispetto al 2019, sempre a causa del Covid, in Piemonte (48,5%), Liguria (57,7%), Lombardia (58,6%) e Emilia-Romagna (52,2%). Le donne sono quelle che hanno rinunciato maggiormente alle cure. Anche i ritardi accumulati sono diversi tra Regioni: per lo screening mammografico si passa dai 3,6 mesi di ritardo della Calabria ai 2 mesi della Toscana; per lo screening colorettale si passa dai 3,6 del Lazio a 1,6 mesi dell’Umbria. Nel complesso non sono state diagnosticate circa 4.300 neoplasie e 4.000 adenomi.

 

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