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Sabina Guzzanti esaspera la “guerra dei poveri” seduta comodamente nel suo salotto

In questo difficile momento pandemico che sta attraversando il nostro Paese, la comunicazione assume sempre di più i prodromi del tifo, delle divisioni in fazioni in cui la ragione non viene data al buonsenso comune di realtà, ma a ciò che essa proietta nell’immaginario appartenente a una determinata ideologia culturale. In questo panorama da stadio a livello comunicativo sono emersi gli ultrà delle chiusure che mal sopportano i commercianti. Due personalità di spicco culturale, il giornalista Michele Serra e un’artista impegnata, Sabina Guzzanti, hanno ben identificato questo ruolo andando a esasperare ancora di più a livello e mediatico una “guerra tra poveri” che serve solo a dare peso a parole che andrebbero evitate per non fomentare un clima già fortemente teso dalle problematiche socio economiche relative al Covid.

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Da Michele Serra a Sabina Guzzanti

Michele Serra, il giornalista di Repubblica, scrive del suo livore contro una determinata classe lavoratrice comodamente sdraiato sull’amaca. Esemplificativa in questo senso anche l’iconografia della sua finestra sul quotidiano, piedi nudi, una biro in mano e nell’altra un’ agenda dove prende appunti. Un’immagine essa stessa che dà il senso del distacco dalle angosce sulla Terra. Nel suo editoriale, questo senso di scollamento dalla realtà di un’Italia in ginocchio, emerge quando afferma: “Pretendere che tutto quello che è stato perduto a causa della pandemia ora piova dal cielo è abbastanza protervo e parimenti sciocco: la sfiga esiste, per dirla in parole povere. Esiste per tutti, esiste da sempre, così come non esiste il diritto alla fortuna, alla ricchezza, al reddito invariato nei secoli”.

Le categorie nel mirino

Serra afferma di non capire perché bisogna risarcire i negozianti, i commercianti e tutte quelle categorie che chiedono di essere indennizzate per le perdite subite in quest’anno, trattasi semplicemente di sciagura, quelle stesse categorie che secondo il giornalista di Repubblica non hanno contributo a pagare le tasse a dovere e quindi sono evasori. Non solo sfortuna ma anche l’accusa di colpa verso chi lavora.

Il tweet di Sabina Guzzanti

Dall’altro lato ma della stessa barricata è emersa anche la figura di Sabina Guzzanti che in un tweet eloquente esalta la categoria degli artisti e maltratta i commercianti in commenti a dir poco deliranti. Alla domanda fatta da un utente: “Come mai esercenti e artigiani sono evasori, mentre gli artisti meritano rispetto?”, la risposta dell’attrice e comica è uno schiaffo ai tanti lavoratori:  «Immagino dipenda dal fatto che buona parte dei commercianti possiede appartamenti, macchinone e a volte barche mentre la maggior parte degli artisti vive con lo stretto necessario». La Guzzanti anche lei arriva addirittura a sentenziare: «Mi viene anche in mente che molti non paghino le tasse».

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La pandemia e il tifo da stadio

Le colpe ricadono sempre sugli altri, su ciò che loro considerano in errore. Ecco che la pandemia offre la peggior rappresentazione di un’arena in cui non è importante vincere insieme. Aprire o chiudere diventa uno scontro tra ideologie e pensieri contrastanti che devono emergere. Si è giunti alla divisione, al tifo da stadio, al creare fazioni che invece di unire devono combattersi in uno scontro mediatico per rivendicare un’appartenenza apparente, ciò che ti assomiglia, che ami o non sopporti.

Le fazioni: chiusura contro apertura

È chiusura contro apertura. È l’ultima guerra di parole tra chi vuole far emergere la propria realtà ideologica ma che niente ha a che fare con i problemi reali e le preoccupazioni in cui versa l’Italia. Il virus sta impattando nella rivoluzione dei pensieri, di come si colloca nelle categorie produttive, culturali e morali. E se anche riguarda la salute di noi tutti, un’ideologia rappresentativa differente e di scontro per alcuni la deve necessariamente avere. Non è solo una battaglia sanitaria, ma deve diventare ideologica.

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