Recovery, l’annuncio di Draghi: «Oltre 21mila nuovi punti di ricarica per le auto elettriche».

martedì 27 Aprile 13:22 - di Redazione
Draghi

Più che gli ospedali sarà l’automobile il banco di prova del Recovery Plan. Nel senso che sarà lì che i cittadini valuteranno se il super-celebrato Pnrr è un documento che farà seguire le parole ai fatti o se è destinato a restare il classico libro dei sogni. Si sa che su casa e auto gli italiani non fanno sconti. Per questo monitoreranno in maniera più che occhiuta l’impegno assunto da Draghi sulla diffusione delle auto elettriche. Quelle in circolazione sono poche. A frenarne la vendita è soprattutto la difficoltà di ricaricare le batterie dopo un certo numero di chilometri. In questo senso, la rete di distribuzione di assistenza è pressoché inesistente.

7.500 nelle superstrade e 13.755 nelle città

Ma non ancora per molto, almeno a sentire le parole pronunciate da Draghi nel suo intervento alla Camera. «In tema di punti di ricarica dei veicoli elettrici – ha infatti detto il premier -, nel piano abbiamo obiettivi puntuali ed ambiziosi. Intendiamo sviluppare 7.500 punti di ricarica nelle superstrade e circa 13.755 in centri urbani». In tutto ammonterebbero dunque a oltre 21mila punti. È di tutta evidenza che, più della pur necessaria transizione ecologica, cui tale decisione è connessa, a spingere i consumatori verso l’auto elettrica sono soprattutto i prezzi di gasolio e benzina. Ma è anche vero che con i fondi del Recovery vale la pena tentare sulla transizione verde.

Draghi: «Investiamo sull’idrogeno»

Il Pnrr illustrato da Draghi stanzia 3,6 miliardi sullo sviluppo dell’idrogeno. Più di Francia (2 miliardi) e Spagna (1,6). L’obiettivo è l’utilizzo di idrogeno verde. Significa, ha spiegato Draghi, dispiegare «un’efficacia senza precedenti nel raggiungimento dei target di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili». L’obiettivo è il 72 per cento di «elettricità globale da fonte rinnovabile nel 2030». Ci riusciremo? «Tutto dipenderà – è la conclusione Draghi – da quanto saremo in grado di rispettare la tabella di marcia del piano, riducendo al minimo i ritardi nell’implementazione delle infrastrutture energetiche. Ammissione involontaria che, seppur minimi, i ritardi ci saranno.

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