Rampelli: «Il Recovery? Non è identitario ed è una fotocopia delle altre Nazioni»

lunedì 26 Aprile 13:25 - di Milena Desanctis
Rampelli

«È importante la presentazione odierna da parte di Draghi della nuova versione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma la realtà è che questo documento è stato conosciuto poche ore fa non sarà emendabile dal Parlamento». Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di FdI, intervenendo alla trasmissione Start su Skytg24 parla del nuovo Pnrr che il premier Draghi illustrerà alla Camera.

Recovery, la posizione di  FdI

Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia ha puntato i piedi. E si era scagliata contro i tempi contingentati sul Recovery Plan. Giorgia Meloni era stata durissima. «In Italia – aveva detto – ormai la democrazia è sospesa. Anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare a esercitare il suo ruolo. Fratelli d’Italia chiede ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai presidenti delle Camere».

Rampelli: «Non promette nulla di buono»

Ora Rampelli snocciola tutto ciò che non va. «Quindi il suo ruolo, che poteva e doveva essere un prezioso contributo spinto dal basso della società reale, sarà limitatissimo. E questo non promette nulla di buono. Per ben impiegare risorse ingenti come quelle destinate dall’Ue che peseranno per decenni sulle future generazioni occorrono tempi giusti e menti aperte».

Rampelli: «Pnrr è un piano fotocopia delle altre Nazioni europee»

«L’unica differenza – ha continuato – che riscontriamo tra il Pnrr di Conte è quello di Draghi è uno 0,6% di crescita Pil in più al 2026, uno 0,1% l’anno, salto di qualità dunque deludente anche nelle previsioni. Lo sconforto sta nel constatare che siamo di fronte a un piano copia/incolla, fotocopia di quelli messi in campo dalle altre Nazioni europee».

«Nessun progetto “identitario”»

«Non c’è insomma – ha concluso Rampelli – un progetto “identitario”, che investa sui pilastri della nostra economia: manifattura, turismo, trasporti, agricoltura, cultura, impresa, professioni, edilizia. Addirittura nell’ultima versione c’è una riduzione degli investimenti sulla logistica, quando l’Italia ne è piattaforma naturale e dovrebbe potenziare questo segmento per sottrarre fette di mercato a economie straniere che si avvantaggiano delle nostre inefficienze. E la mancata copertura del Super bonus per il 2023, che risulta fondamentale per il rilancio dell’intero comparto».

 

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