Panchina della libertà di stampa a Bologna. Verna (Ordine Giornalisti): parlerò anche della vicenda del Secolo

giovedì 15 Aprile 15:31 - di Redazione
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Il 3 maggio prossimo, quando si inaugurerà a Bologna la “panchina della libertà di stampa” in occasione del Master di giornalismo dell’Università di Bologna , il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna parlerà anche della vicenda che ha visto il giornalista del Secolo d’Italia, Silvio Leoni, indagato – e archiviato dopo un anno e mezzo – per aver tentato di intervistare il presidente della Corte d’Assise di Bologna, Michele Leoni in relazione alla vicenda della strage del 2 agosto 1980 alla stazione del capoluogo felsineo.

Verna torna, dunque, sullo spinoso tema delle fonti giornalistiche violate sottolineando come “l’emergenza della riservatezza delle fonti del giornalista dovrà essere al centro, in Italia, della “Giornata internazionale per la libertà di stampa“, fissata, come ogni anno, per il 3 maggio. Sembra quasi che le pronunce della corte di Strasburgo siano delle proposte culturali piuttosto che giurisprudenza impegnativa per i Paesi membri“.

“Le violazioni dei principi riconosciuti dalla Corte europea dei Diritti umani si ripetono – continua il presidente nazionale Odg. – E vanno, per stare solo alla cronaca degli ultimi giorni, da intercettazioni disposte su giornalisti non indagati a trascrizioni irrilevanti ai fini processuali, ma che bruciano rapporti, a sequestri di computer o cellulari“.

“Da Trapani a Locri, fino ad Ancona – elenca Verna-, dove dopo un’indagine particolarmente invasiva, è arrivata una puntuale semplice archiviazione. Sul terreno sono rimaste le fonti dei giornalisti, che servono soprattutto per concretizzare il diritto del cittadino di sapere. Per questo quando il 3 maggio sarò ospite in presenza, o virtualmente se le condizioni non lo consentiranno, del Master di giornalismo dell’Università di Bologna per l’inaugurazione della panchina della libertà di stampa“.

“Mi siederò fisicamente o immaginariamente su quella panchina imbavagliato – conclude il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti – per sottolineare il livello di guardia superato e in segno di solidarietà verso quei colleghi il cui patrimonio professionale, costituito dalle fonti, è stato dilapidato“.

“Questa vicenda è per certi versi grottesca, però, nello stesso tempo, molto grave perché – ricorda il penalista romano Paolo Palleschi che ha assistito il giornalista del Secolo indagato assieme all’avvocato Valerio Cutonilli – è stato sequestrato il cellulare a un giornalista che con il cellulare ci lavora e che nel cellulare ha archiviati tutta una serie di numeri, di contatti, di informazioni che sono, il più delle volte, soprattutto quando si tratta di professionisti che fanno inchieste su vicende di cronaca come la strage di Bologna, molto delicate“.

“Si tratta di dati e di notizie che dovrebbero essere mantenuti in via assolutamente riservata. Quindi è stato utilizzato lo strumento del sequestro. E’ stato sottratto uno strumento di lavoro a un giornalista ipotizzando ipotizzando un reato in maniera abnorme – prosegue l’avvocato Palleschi. – La vicenda deve far riflettere sulla opportunità che, prima di adottare strumenti così intrusivi, che sono lesivi di quelli che sono i diritti costituzionalmente garantiti, bisognerebbe pensarci – sempre nei confronti di tutti i cittadini – in particolar modo, con un pizzico di prudenza e di ponderazione in più, nei confronti dei giornalisti“.

“Nel nostro caso il fatto che sia stato utilizzato lo strumento del sequestro in un’ipotesi di reato di attentato al corpo giudiziario per una telefonata cordiale, era, francamente, dall’inizio un’ipotesi criminosa che non poteva non sciogliersi come neve al sole – dice il penalista romano. – Va anche ricordato che, davanti al Tribunale del Riesame, il pubblico ministero se ne usì in maniera sgradevole, volendo usare un eufemismo. Rivolgendosi ai colleghi del Riesame disse: “tanto se voi dissequestrate il cellulare del giornalista io lo ri-sequestro“. Cosa che poi ha puntualmente fatto perché il Riesame ci dette ragione, annullò il sequestro del cellulare, la pm ha fatto un nuovo sequestro, non più probatorio ma preventivo“.

“Anche questa è un po’ la cifra del modo impetuoso con il quale questa vicenda è stata seguita dall’ufficio della Procura della Repubblica di Ancona. E questo ci deve far riflettere, in generale – conclude il legale Paolo Palleschi – su quello che è il diritto-dovere di cronaca, che ovviamente deve avere dei limiti che non devono essere travalicati. Ma è anche un diritto che ha una rilevanza costituzionale. E, quindi, il fatto che il giornalista si rapporti con i magistrati per acquisire informazioni deve essere un diritto garantito. Poi, naturalmente, è il magistrato  che sceglie ciò che deve dire e ciò che non deve dire. In definitiva questa vicenda pone al centro del dibattito quello che è il rapporto fra la stampa, l’informazione e il corpo giudiziario, l’ordinamento giudiziario“.

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