Palamara, nuovo affondo sui rapporti tra sinistra e magistratura. E sul sorteggio: «Lo temevo»

1 Apr 2021 17:36 - di Agnese Russo
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C’è un motivo preciso per cui una parte della magistratura si oppone al meccanismo del sorteggio dei membri del Csm: «È l’unico che può scardinare il sistema interno». A dirlo è stato Luca Palamara, chiarendo che anche per lui quella era una “bestia nera”. L’ex pm, infatti, ha ammesso che «era la sola riforma che temevo», tornando poi a parlare anche dei rapporti tra politica e magistratura.

I rapporti di Magistratura democratica con la politica

Ospite del Forum Monzani, Palamara si è detto «fermamente convinto di un fatto: che in uno Stato democratico, i poteri dello Stato, debbano interloquire fra di loro». «Tradizionalmente – ha aggiunto – la corrente che maggiormente aveva rapporti con la politica, con una parte della politica, era Magistratura democratica, le altre correnti Unicost e Magistratura Indipendente sicuramente erano correnti più filo-governative».

Il Pd di Renzi e il “caso Mastella”

Palamara quindi ha ricostruito la storia recente di questi rapporti, spiegando che «gli anni dell’avvento del governo Renzi non lasciano insensibile il mondo della magistratura». «C’è uno scossone a sinistra che ha dei riflessi interni. Il nuovo Partito democratico – ha proseguito Palamara – evidentemente non vede più quelle correnti di sinistra come il loro naturale interlocutore. Anche perché non dimentichiamo l’episodio molto importante, che è quello che accadde nel gennaio 2008 in Italia: il governo di centrosinistra cade a seguito di un indagine giudiziaria. L’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, va in Parlamento, il Parlamento intero, lo ricordo bene, applaudì il suo discorso, fortemente critico nei confronti della giustizia. Fu quel giorno stesso in cui io, partecipando ad una trasmissione televisiva, ricevetti gli insulti del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Questo era il clima».

La connessione tra sinistra politica e magistratura

Palamara quindi ha evidenziato il rapporto di interconnessione tra la sinistra politica e la magistratura. «Quando cambia anche il modo di intendere la sinistra, sicuramente – ha riferito – anche all’interno della magistratura viene svolta una riflessione. Quel rinnovamento che avviene nel mondo della politica – ha sottolineato Palamara – ha dei riflessi interni. Anche su questo – ha aggiunto – non dimenticherei che esiste una spaccatura interna alla magistratura. In prossimità del referendum, un consigliere del Csm, appartenente a Magistratura democratica, Pier Giorgio Morosini, rilascia un intervista a una giornalista de “Il Foglio”, Annalisa Chirico, dicendone di tutti i colori a l’allora maggioranza di governo».

«Non c’è voglia di fare delle riforme»

«Tutto questo per dire il tasso di politicità interna alla magistratura», ha chiarito Palamara, per il quale ora «bisogna svolgere una serena e pacata riflessione» sul fatto che «questo sistema regga ancora oppure sia un sistema che debba essere messo in discussione». Il punto su cui si è focalizzato Palamara, però, è che «sia internamente alla magistratura sia in politica non c’è voglia e volontà di fare delle riforme che possano impattare in maniera sostanziale sul mondo della giustizia». Piuttosto, «ci si limita fondamentalmente a delle riforme di contorno».

Palamara: «Una riforma temevo: il sorteggio del Csm»

L’ex magistrato, quindi, ha ricordato che il documento di circa 100 magistrati «che chiedono un forte cambiamento interno». Il quale, ha chiarito Palamara, per il Csm ha una sola strada possibile: il sorteggio. «Se parliamo di come riformare il Csm, io da uomo delle correnti, c’è una sola riforma che temevo: quella del sorteggio interno alla magistratura. È l’unico meccanismo che in qualche modo può scardinare il sistema interno. Sembra che tutto cambi – ha concluso l’ex magistrato – affinché nulla cambi».

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