Ora a Salvini il governo “va stretto”: «Speranza vede solo zone rosse. Sinistra ossessionata da me»

sabato 3 Aprile 9:27 - di Michele Pezza
Salvini

Sarà che avrà colto nel segno la punzecchiatura di Vittorio Feltri («che ci fa Matteo nel mucchio selvaggio?») o le provocazioni dei suoi alleati su ius soli e legge Zan, fatto sta che Salvini comincia a dare segnali d’insofferenza. Non verso Draghi («con lui l’asse è ferreo») ma verso il ministro Speranza («dice solo rosso, rosso, rosso»), cui esprime comunque «vicinanza» per le minacce ricevute. In generale se la prende con la «salvinite», l’ossessione che di lui hanno i suoi alleati-nemici. «Se vogliono farmi perdere la pazienza – avverte -, si sbagliano di grosso». “Salvinite”, dunque. Prova ne sia, dice nell’intervista al Corriere della Sera, la polemica seguita alla sua trasferta a Budapest, dove ha incontrato i premier di Ungheria e Polonia, Orban e Morawiecki.

«Pd affetto da salvinite»

Polemiche che Salvini rispedisce al mittente accusando la sinistra di «ignoranza, provincialismo e soprattutto razzismo». E che costituiscono, a suo dire, la prova di «una campagna di odio politico e personale». Tanto più che la pandemia imporrebbe di parlare d’altro. Fuori dal Palazzo c’è il Covid e c’è soprattutto una nazione da rimettere in sesto. In fondo è per questo che è nato il governo: sconfiggere il virus e far ripartire l’economia. Sul punto Salvini morde il freno. Vuole mettere mano al “dossier ripartenza”, ma incrocia l’impenetrabile opposizione di Speranza. «L’ho incontrato – ricorda -, ma è come parlare ad una parete: vede solo zone rosse. Sarà un riflesso condizionato dalla sua storia».

Salvini: «Sulle riaperture parlerò con Draghi»

È il motivo per cui ha chiesto di incontrare Draghi, con cui si è detto d’accordo nel riaprire le attività sulla base dei dati. «Ci sono intere regioni – ricorda il Capitano – in cui la situazione per fortuna è più tranquilla». E qui, aggiunge, «riaprire non è un capriccio di Salvini». Il capo del Carroccio ha tempo anche per parlare della legge sull’omotransfobia («temo possa introdurre una discriminazione») e della rifondazione della destra europea. Il suo obiettivo è un nuovo gruppo frutto della fusione tra Ecr e Identità e democrazia. Ma Giorgia Meloni ha proposto la confluenza nella grande famiglia dei Conservatori europei, di cui è presidente. Salvini dà appuntamento a maggio, mese in cui tornerà a riunirsi, a Varsavia, con ungheresi e polacchi. «Se ognuno fa un passo verso l’altro – confida al Corriere – possiamo creare un polo alternativo ai socialisti anche in Europa».

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