Luxuria esulta per l’ok alle adozioni gay: “Abbiamo diritto a un figlio per cantargli la ninna nanna”

giovedì 1 Aprile 14:22 - di Guido Liberati
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«Credo che questa sentenza riconosca il fatto che anche una coppia gay abbia il sentimento della paternità. E che quindi crescere un figlio, adottarlo, non è un capriccio, non deve essere un privilegio, ma è un sentimento che accomuna tutti coloro che vogliono prendersi cura di un altro». Così Vladimir Luxuria, che commenta la sentenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la trascrizione, nel nostro Paese, delle adozioni all’estero.

«La voglia di prendersi cura di un bambino, di crescere, di dare amore, di dare una medicina se un bambino sta male o cantargli la ninna nanna, non dipende dall’essere di un orientamento sessuale o di un altro, ma dall’avere un cuore o non averlo», sottolinea Luxuria.

Con Luxuria esulta anche Concia per le adozioni gay

Per le adozioni gay non esulta solo Luxuria, ma anche Paola Concia. L’ex parlamentare dem, sposata con una donna tedesca, commenta in termini entusiastici la decisione della Corte di Cassazione. La sentenza che riconosce le adozioni gay in Italia «è una cosa eccezionale, importantissima. I tribunali arrivano sempre prima della politica. E io mi auguro che sia così anche stavolta, e che questa sentenza sia uno stimolo per il Parlamento a legiferare sulle adozioni per cambiare la legge italiana».

«Sarebbe interessante capire perché in Italia non si possa cambiare la legge sulle adozioni e permettere a noi omosessuali di avere una famiglia, è un’incongruenza che ci sia questa sentenza», osserva la Concia. «La politica arranca sempre davanti alla realtà. Speriamo che ora si metta al passo con le sentenze, anche se dovrebbe essere il contrario. In Italia, sui temi dei diritti civili succede sempre il contrario, che paradosso», conclude.

Con una sentenza depositata ieri, le sezioni unite civili della Cassazione hanno dato il via libera alle adozioni gay. Ha infatti aperto la strada alla trascrizione in Italia dell’atto di nascita di un bambino adottato negli Stati Uniti da due uomini. Nessuna apertura, invece, alla maternità surrogata. 

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