Il video di Grillo come il processo per stupro trasmesso dalla Rai 40 anni fa: oltraggio alla vittima

sabato 24 Aprile 16:28 - di Annalisa Terranova
Grillo processo per stupro

Dal 1979 ad oggi sono passati più di 40 anni ma lo stereotipo della donna complice, della donna che “ci sta”, che “se l’è cercata”, che da vittima diventa accusata, è sempre in agguato quando c’è una denuncia per stupro. Cosa accadde nel 1979? Lo ricorda il Corriere della sera: la Rai mandò in onda il documentario “processo per stupro“. Riguardava una ragazza di 18 anni, Fiorella, che aveva denunciato i suoi quattro violentatori. L’avevano attirata in una casa a Nettuno promettendole un lavoro come segretaria e poi avevano abusato di lei. Al processo al tribunale di Latina gli accusati sostennero che volevano pagare la ragazza. Che c’era consenso. Ma inizialmente avevano ammesso la violenza. La madre di uno dei violentatori affermò che il figlio voleva solo divertirsi. L’avvocato di uno degli stupratori dipinse la vittima come una poco di buono. Le pene furono lievissime. Il risarcimento pure.

I ragazzi si divertivano… le oscene parole di Grillo ricordano il documentario “Processo per stupro”

Vi ricorda nulla? La stessa mentalità che si cela dietro le parole di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro: ragazzi in mutande che si stavano divertendo. Così li ha definiti Grillo. Eppure dalle indagini (durate due anni, mentre al governo c’era Conte) emerge che hanno fatto bere vodka alla malcapitata vittima, tenendola per i capelli. Non è un divertimento eccezionale questo? E abusarne nel box della doccia, mentre gli altri guardavano? Non è divertimento? E poi vantarsi dell’impresa: 3 contro 1? Che bello. Che divertente… E la ragazza era in lacrime, diceva che il primo che l’aveva sbattuta sul letto le aveva fatto male. Pensate come si era divertita! Stupisce il fatto che solo il Corriere si sia accorto delle tante analogie tra il processo per stupro documentato dalla Rai e il video del fondatore del M5S.

Stella sul Corriere: sistematica demolizione della vittima, come 40 anni fa

Scrive Gian Antonio Stella: “Colpevoli? Innocenti? Decideranno i giudici. Ma l’ennesimo ricorso alla difesa degli accusati basata sulla sistematica demolizione della vittima, senza un’incertezza, un dubbio, un accenno alle troppe donne annientate da stupri simili, dimostra una volta di più quanto la storia, spesso, non riesca affatto a essere «magistra vitae». Tanto più se non viene solo dimenticata. Ma rimossa. Abolita. Cancellata”.

Quando Grillo, nel 2014, chiedeva: che fareste in macchina con la Boldrini?

Un paragone più che calzante quello con il processo per stupro che fece il pieno di ascolti sulla Rai nel 1979, quando infuriava il femminismo che non era – per fortuna – quello del #metoo. E ora che vengono fuori i particolari desunti dalle carte processuali (oggi La Stampa pubblica due pagine sul racconto della vittima)  e che finalmente i giornali attenzionano l’indagine per stupro al figlio di Grillo e ai suoi amici il capo del M5s perde la testa e viene fuori nature. La sua mentalità verso le donne è quella lì, quella che Tina Lagostena Bassi (avvocato di parte civile nel processo del 1979) cercava di rintuzzare: gli stupratori dicono sempre la stessa cosa, mettono in piedi sempre la stessa difesa per giustificare di non avere rispettato un “no”. E’ la mentalità di chi chiese ai suoi adepti: cosa fareste in macchina con la Boldrini? Era il 2014. Episodio rimosso e cancellato. Anche quello. Però tutti a condannare la bambola gonfiabile portata sul palco da Matteo Salvini. E ora la Boldrini sta nel Pd alleato del M5S.

E il Pd tollera l’alleanza con un partito che ha un garante del genere?

Sul Pd e il M5S ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. Dopo tutta la tiritera sulle donne che fa Enrico letta? Mantiene ancora un’alleanza con un Movimento il cui “garante” si esprime sulle donne in modo così rozzo? Un “garante” che giudica divertente una violenza carnale? E Giuseppe Conte che ha da dire? Comprende l’angoscia di un padre? Ma dove sta scritto che il padre deve difendere a prescindere un figlio, che non deve riconoscerne le mancanze, i difetti, la sregolatezza? Che deve passare sopra a tutto anziché interrogarsi sul proprio fallimento di genitore? Ecco: sono tutti interrogativi che rimangono senza risposta. Perché conviene catalogare il video di Grillo come lo sfogo di un padre disperato. Invece no: è la riproposizione della narrazione maschilista sullo stupro, la narrazione secondo cui la vittima “ci sta”, è complice, è adescatrice. Una cosa che fa schifo. E che dovrebbe fare schifo principalmente alla sinistra alleata dei Cinquestelle, pena la perdita totale di credibilità nell’affrontare qualunque tema femminile: dalle quote al catcalling.

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