Crescita globale, gli Usa superano la Cina. Il delirio di “Repubblica”: «Merito di Biden»

martedì 6 Aprile 20:44 - di Niccolò Silvestri
Biden

Credevamo che il record del riconoscimento preventivo di Barack Obama fosse destinato a sfidare i secoli. Ricordate? Ricevette il Nobel per la pace solo pochi mesi dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Lui stesso ne restò sorpreso, tanto da «non sentirsi sicuro di meritarlo». Gli farà quindi senz’altro piacere sapere che a polverizzarlo ha provveduto Joe Biden, alle cui «misure» Repubblica ascrive impudicamente il merito del sorpasso degli States sulla Cina. «Ora è l’America a trainare il mondo», esultava il titolo d’apertura della pagina economica. Certo, una marchetta di Repubblica non è il marchettone del Nobel.

Biden si è insediato solo il 20 gennaio

Ma è solo una questione di quantità. La logica alla base è la stessa: magnificare gli amici, denigrare i nemici. Salvo poi nascondere tra le righe di editoriale o di un servizio che quest’ultimi, in fondo, non avevano poi sbagliato tutto. Anche Repubblica ha dovuto pagare questo tributo postumo alla verità per non scadere da altezzoso tabloid a rassegna di amenità. Già, chi avrebbe creduto che a Biden sono bastati 76 giorni (tanti ne sono passati dal giorno dell’insediamento) per trasformare l’America? Praticamente, appena un gradino sotto Dio che di giorni ne utilizzò sette, seppur per fare il mondo.

Grazie a Trump +917mila occupati

Molto più modestamente, Biden arriva dopo quel Donald Trump che il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha tratteggiato come un Omg, una sorta di Frankenstein metà gorilla e metà Ku Klux Kan. Fosse stato vero, il povero Sleepy Joe non avrebbe trovato che macerie. I numeri, invece, ci dicono il contrario: ci sono anche i 900 miliardi della manovra di Natale nel tiro della crescita globale e nel +6,5 per cento di ripresa americana. Così come i +917mila posti di lavoro in più segnalati a marzo dai dati sull’occupazione. Tutto merito di Biden che ha giurato il 20 gennaio? O c’entra forse la zampaccia dell’Arancione che riportò in patria molte delle aziende che avevano precedentemente delocalizzato? A Repubblica, ovviamente, non l’ammetteranno mai. I cantastorie, si sa, non hanno l’obbligo della verità.

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