Covid, Salvini asfalta Speranza: «Il suo libro è un capolavoro di volgarità e arroganza»

martedì 13 Aprile 16:43 - di Valerio Falerni
Speranza

Non si è rivelato certo «galeotto» con l’opinione pubblica il libro scritto da Roberto Speranza quando l’obiettivo di fuoriuscita dalla pandemia sembrava a portata di mano. L’operazione “simpatia” era evidente sin dal titolo, Perché guariremo. Ma quell’overdose di ottimismo rischia ora di rivelarsi fatale per la carriera del ministro, nonostante lo abbia ritirato in fretta e furia dalle librerie. Doveva uscire infatti il 28 ottobre, ma è sparito da vetrine e scaffali sei giorni prima. E mal gliene incolse. Forse a digiuno della più elementare legge di mercato – quella della domanda e dell’offerta -, Speranza non ha calcolato che la merce rara è merce cara. E che la rarità stuzzica la curiosità.

«Gli italiani dovrebbero leggerlo, ma costa 500€»

Nicola Porro, ad esempio, è arrivato a scucire persino 600 euro per leggerlo. Appena un po’ meglio è andato al suo collega di scuderia Mario Giordano, che avrebbe pagato qualcosa in meno mentre Matteo Salvini ne ha stimato il valore «al mercato nero» in 500 euro. Il leader leghista non ne fa ovviamente una questione di prezzo bensì di contenuto. La tesi di fondo del libro di Speranza, infatti, è l’effetto palingenetico del Covid sulla sinistra. Il virus come livellatore delle differenze e delle disuguaglianze e quindi lievito di una «nuova egemonia culturale». Salvini non la condivide neanche lontanamente.

Speranza sempre più isolato

Anzi, vede rosso e non fa nulla per nasconderlo nonostante sia anche il voto della Lega, per quanto critico, a tenere Speranza inchiodato sulla poltrona di ministro. «Penso che scrivere che la pandemia è occasione storica per la sinistra sia di una grande volgarità e arroganza», attacca. Per poi aggiungere: «Sarebbe giusto che gli italiani leggano quel che il loro ministro della Salute ipotizzava in piena pandemia, ovvero che era ormai finita e superata». Ma la stroncatura, per il libro di Speranza, oltre che politica è anche letteraria. Al Foglio, che lo ha recensito, il brivido non l’ha provocato tanto la tesi del «comunismo pandemico» quanto il fatto che il ministro l’avesse confezionata in una «sintassi letale». Un vero disastro. Manca solo il benservito da parte di Draghi.

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