Copasir, ecco i precedenti tenuti nascosti sul ruolo di presidente. Così Volpi imbarazza la Lega

martedì 27 Aprile 19:34 - di Paolo Lami
COPASIR URSO

A parole sono tutti d’accordo nel lasciare il ruolo di presidente del Copasir all’opposizione, come, d’altra parte, prevede espressamente la legge che, nel 2007, ha riformato, profondamente, il comparto dell’intelligence.
Ma, nei fatti, il Comitato Parlamentare sui Servizi segreti, un organismo di garanzia, continua ad essere presieduto – illegalmente, va sottolineato con forza e a chiare lettere – da un esponente della maggioranza, il leghista Raffaele Volpi. Che fa melina. E finge di non sentirci da questo orecchio.

Un gioco che umilia, prima di tutto, la democrazia e le sue regole, oltreche la stessa Costituzione. Ma  danneggia anche lo stesso partito di Volpi. Logorato da questo atteggiamento infantile. Che è stato duramente censurato da fior di costituzionalisti. Ed anche da una schiera di politici di quasi tutti partiti, se si esclude la Lega, ovviamente, e anche i Cinque Stelle che gli tengono bordone.

Sei giorni fa 40 costituzionalisti, tra cui i presidenti emeriti della Corte Costituzionale Antonio Baldassare e Valerio Onida, avevano sottoscritto una lettera-appello ai presidenti delle Camere spiegando perché la presidenza del Copasir deve andare all’opposizione.

Domani si replica con una seconda conferenza stampa – nel frattempo i costituzionalisti sono saliti a 50 – nel corso della quale, presenti, fra gli altri, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e l’onorevole Elio Vito, si ripercorrono i precedenti parlamentari in materia (i cosiddetti “precedenti tenuti nascosti”) che impongono l’intervento dei presidenti della Camere per garantire il rispetto della legge su un organismo così importante per l’equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento e “ripristinare la legalità costituzionale clamorosamente violata”.

Va detto che l’8 aprile scorso Matteo Salvini s’era incautamente speso ad apprezzare “le parole del presidente Volpi, che, pur di uscire dallo stallo” sul Copasir, diceva “di azzerare tutto. E visto che tutto mi interessa tranne che le poltrone, piuttosto che bloccare tutto, per litigi e appetiti, meglio che si dimettano tutti”, aveva auspicato il leader leghista.

Una frase lasciata cadere così in maniera strategica. Ma che oggi finisce per mettere in forte imbarazzo Volpi e l’altro collega leghista, il senatore lecchese Paolo Arrigoni, entrambi ancora inspiegabilmente incollati alle poltrone del Copasir.

Già perché, nel frattempo, sette giorni dopo questa infelice uscita di Salvini, dal Copasir si è dimesso, in polemica con questo tira e molla leghista, il parlamentare azzurro Elio Vito. Che sull’assegnazione del ruolo di presidente del Comitato all’opposizione, quindi a Fratelli d’Italia, è stato nettissimo: “Non è più tollerabile, in un organo così importante ed in un momento così delicato, il perdurare di una situazionenon corrispondente alla legge, con alla presidenza un esponente della maggioranza. È evidente che per risolvere tale situazione non dovrei essere io a rassegnare le dimissioni, ma spero che questo gesto indichi la via del rispetto delle regole istituzionali, a chi avrebbe dovuto già seguirla”.

Volpi, naturalmente, ha fatto finta di nulla. Come se le chiarissime parole di Elio Vito riguardassero qualcun altro. E ha continuato a tenere il deretano ben incollato alla poltrona.
A ruota sono seguite le dimissioni del vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, indicato da Fratelli d’Italia qualce candidato alla presidenza del Copasir al posto dello stesso Volpi. Che ora si trova nell’imbarazzante situazione di dover disubbidire al suo capitano.

Un cul de sac dal quale il 61enne geometra pavese non sa come uscirne onorevolmente dopo aver tenuto il punto per tutto questo tempo ignorando la legge e le inequivocabili parole di un esercito di costituzionalisti di alto rango.

La faccenda è, in effetti, sfuggita di mano allo stesso Salvini messo in difficoltà dalla testardaggine di Volpi. Che, pur di non mollare la poltrona, ha coinvolto nel pasticcio i presidenti di Camera e Senato chiamandoli in causa e costringendoli a fare un atto dal sapore pilatesco.
Casellati e Fico, infatti, hanno risposto a Volpi che “non possono mettere in atto alcun intervento di carattere autoritativo sul Comitato. Non possono infatti né imporre dimissioni, né revocare i componenti, né sciogliere o dichiarare l’organo decaduto“.

Una tesi che non convince i costituzionalisti i quali hanno invece indicato qual’è la strada che i presidenti dei due rami del Parlamento debbono percorrere.
Quel che è certo è che ora Volpi deve dimettersi passando dal pensiero all’azione dopo aver proposto, lui stesso le dimissioni di tutti gli esponenti del Copasir. Vito e Urso lo hanno fatto. Ora tocca a lui e ad Arrigoni. Una mossa che lo stesso Salvini ha sottoscritto.

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