Boom del lavoro nero. Cgia: le chiusure ingrossano l’esercito di irregolari, imprese sul lastrico

sabato 3 Aprile 12:35 - di Redazione

Boom del lavoro nero. Complice la gravissima crisi economica accentuata dalla pandemia. Che ha provocato una perdita di circa 450mila posti di lavoro. Un fenomeno purtroppo destinato a crescere. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

Cgia: le chiusure alimentano il lavoro nero

Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, “a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero. E della ristorazione. E altrettante finte parrucchiere ed estetiste. Che quotidianamente si recano nelle case degli italiani. A esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate” sottolinea una nota. Per la Cgia la decisione del governo Draghi di chiudere in zona rossa il settore benessere è “immotivata”. Non risulta che in nessuna parte del Paese si siano verificati dei focolai di contagio presso queste attività.

Un numero di invisibili di oltre 3 milioni prima del Covid

Un numero di invisibili difficilmente quantificabile. Secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano già molti. Circa 3,2 milioni, sottolinea la Cgia. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento. E tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. Secondo l’associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare.

Un fenomeno destinato ad aumentare

“C’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per i lavoratori felle Pmi e nelle grandi imprese. E in autunno, per i lavoratori nelle micro e piccolissime aziende. Non meno impattante è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane. A bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici.

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