A noi gli occhi please, i lavoratori dello spettacolo occupano il Globe: la protesta nel segno di Gigi Proietti

mercoledì 14 Aprile 13:34 - di Ginevra Sorrentino
protesta lavoratori spettacolo Globe di Proietti

Il Globe Theatre, da palcoscenico dell’addio tributato dagli artisti all’indimenticabile Gigi Proietti, diventa terreno di protesta e occupazione. Ancora una volta, in quel luogo caro all’attore romano che lo diresse fino all’ultimo, si celebra un funerale: stavolta è quello di un intero mondo di operatori precari e in disarmo, tornati a riaccendere lo scontro contro un governo silente e contro misure punitive. All’ingresso della struttura di Villa Borghese, allora, un grosso striscione alle spalle del gruppo degli occupanti recita: «A noi gli occhi, please». Già, perché un gruppo di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura ha occupato oggi il Globe Theatre di Roma. Dopo più di un anno dal blocco degli spettacoli dal vivo, la rete dei lavoratori dello spettacolo e della cultura di Roma. Dopo molte iniziative di protesta, maestranze e artisti oggi sono tornati a chiedere riaperture in sicurezza e una riforma strutturale del settore. Il celebre teatro diretto da Proietti fino al suo ultimo giorno è il terzo palcoscenico occupato nelle ultime due settimane. Dopo il Teatro Mercadante di Napoli e il Piccolo Teatro di Milano. Perché, dopo la decisione di Draghi di autorizzare l’Olimpico al 25% per l’inaugurazione l’11 giugno, oltre che di danno, artisti e operatori dello spettacolo incassano anche la beffa… Occupazioni di teatri in tutta Italia. La risposta del Ministro

La protesta dei lavoratori dello spettacolo: occupato il Globe Theatre di Proietti

Il grido d’allarme che guida le proteste e le giuste rivendicazioni dei lavoratori dello spettacolo, dunque, è sempre lo stesso. Anche oggi, allora, gli occupanti hanno ribadito: «Non vogliamo una riapertura senza sicurezza, che ci faccia ripiombare in un mondo del lavoro ancora più incerto e privo di garanzie. Riapriamo questo spazio a tutte le precarie. A tutti gli sfruttati. Per riappropriarci di un tempo di confronto e autoformazione», sostengono i diversi settori dello spettacolo uniti nella polemica contro il governo Draghi. E che sui social hanno pubblicato la foto dello striscione, simbolo dell’occupazione, che nel suo slogan richiama lo show di successo di Gigi Proietti, indimenticato direttore del teatro.

Protesta lavoratori dello spettacolo al Globe di Proietti: chiedono sostegno e confronto

Il mondo dello spettacolo in ginocchio, deciso ad alzare la voce e l’attenzione sul settore, devastato dalle restrizioni causate dalla pandemia, torna dunque a chiedere attenzione e interventi solleciti da parte del governo. Che, nel frattempo, rinvia tutto alla chiusure e alla speranza di aperture prossime, sempre di là da venire. E così, nel giorno “caldo” in cui è previsto l’intervento su questo tema del ministro della Cultura, Dario Franceschini, al question time, la Rete dei lavoratori dello spettacolo non si limita a reclamare solo continuità di reddito. Ma rivendica anche un maggiore sostegno a chi lavora nel settore degli spettacoli dal vivo. Un supporto fin qui mai elaborato ed arrivato a dovere.

L’appello dei lavoratori dello spettacolo per precari e sfruttati per «confronto e autoformazione»

Gli occupanti, che sono tutti “tamponati”. E che hanno scelto il Globe proprio perché aperto e non a rischio, come anticipato in apertura non chiedono solo che le riaperture come segnale di un possibile ritorno alla normalità. Ma anche un ritorno sulla ribalta e sui set in condizioni di sicurezza sanitaria. E una riforma strutturale del settore che metta fine alla precarietà. E infatti ribadiscono: «Non vogliamo una riapertura senza sicurezza. Che ci faccia ripiombare in un mondo del lavoro ancora più incerto e privo di garanzie. Ma di riappropriarci di un tempo di confronto e autoformazione» che possa guidarli nella ripresa. Una ripresa lenta e sempre procrastinata, che impedisce di vedere la luce in fondo al tunnel oscuro di disoccupazione. Precarietà. Mancati introiti.

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