Zingaretti prende la seconda sòla sulle mascherine, ma le Dogane lo salvano in corner

mercoledì 3 Marzo 18:30 - di Paolo Lami

Dopo la vicenda delle mascherine pagate ma non ricevute Nicola Zingaretti e il suo braccio destro, il capo della Protezione Civile del Lazio, Carmelo Tulumello hanno preso una seconda fregatura, sempre sulle mascherine richieste, per affidamento diretto, ad un’azienda che ha invece fornito i dispositivi di protezione senza il previsto e obbligatorio marchio Ce.

È stato solo grazie alla prontezza degli uffici doganali – che si sono accorti della fregatura e hanno bloccato tempestivamente la fornitura – se le mascherine fasulle non sono state consegnate alla Regione guidata da Zingaretti.

Ecco come sono andate le cose secondo il gip Francesca Ciranna che ha firmato l’ordinanza con cui sono state disposte le tre misure cautelari eseguite stamattina nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma per la fornitura di mascherine e camici destinati alla Protezione civile del Lazio. La stessa struttura regionale incappata già in un’altra truffa.

“La Protezione Civile del Lazio, in ragione dell’emergenza sanitaria, aveva provveduto ad affidare contratti di fornitura per dpi di diversa tipologia – ricostruisce il Gip romano. – Nell’ambito di tale attività affidava alla società European Network tcl srl una fornitura di cinque milioni di mascherine Ffp2 marcate Ce“.

“In esecuzione di tale contratto, la società effettuava la fornitura attraverso plurime consegne a partire dal 31 marzo 2020 al 7 aprile 2020”, ricorda il magistrato.

Le cose si complicano

Ed è qui che la faccenda si complica perché “in relazione alla fornitura arrivata il 7 aprile 2020 – si legge nell’ordinanza – l’Agenzia delle Dogane“ e, dunque, non la Regione Lazio, “comunicava che c’erano difficoltà nell’eseguire la procedura di sdoganamento, stante la presunta irregolarità dei certificati Ce e del marchio presente sulle confezioni”.

Ed è solo a quel punto che la Regione Lazio viene a sapere dalla Dogana che prendendo una seconda fregatura sulle mascherine.

È la stessa Dogana ad avvisare Zingaretti e compagni.

”Nella relazione di servizio del 9 aprile 2020, infatti, il capo dell’ufficio Dogane segnalava alla Protezione civile” del Lazio, cioè a Carmelo Tulumello ”che la società European network tcl aveva richiesto lo sdoganamento della merce con marchio Ce, come indicato nella bolla, allegando certificazione rilasciata dalla società Ecm Srl”.

“Da un successivo controllo, le Dogane avevano accertato che la Ecm non è un organismo accreditato e, quindi le mascherine con marchio Ce non sembravano corrispondere agli standard previsti. Dunque veniva respinta la richiesta di sdoganamento”.

È solo a quel punto, dopo aver capito che stavano prendendo l’ennesima sòla, che la Regione Lazio si sveglia. Avvisa la magistratura. E, a quel punto parte l’indagine che, chiarisce il gip, “scaturisce dalla segnalazione del 9 aprile 2020 del dirigente della Protezione civile regionale Carmelo Tulumello”.

Dopodiché la polizia tributaria segnala come “operazione sospetta” un ”bonifico di 58.784” effettuato “il 24 giugno” dalla società Ent srl “sul conto corrente intestato ai coniugi Romano Francesco Saverio” perché “privo di causale”. rivela il gip Francesca Ciranna nell’ordinanza.

Nella vicenda spunta, naturalmente, di nuovo il nome dell’ex-commissario Domenico Arcuri, defenestrato ieri da Draghi dopo i disastri combinati in questi mesi, per la relazione di amicizia che ha con uno degli indagati. Per il momento Arcuri è oggetto del traffico d’influenze e non indagato nella vicenda.

Tu che sei grande amico di Arcuri, lanciati nel business delle scrivanie, hai sentito questa storia delle scrivanie?”, dice una persona rivolgendosi a Vittorio Farina in una conversazione intercettata e contenuta nell’ordinanza. E Farina replica: ”Sì, ma come faccio, troppo”. Risponde l’altro: ”Tre milioni di scrivanie, a prezzo medio 50 euro”.

In una conversazione intercettata Vittorio Farina, scrive il gip, ”ha giurato di aver parlato con Domenico Arcuri per inserire la Ent tlc Srl quale fornitore sussidiario” ad altre due imprese “per l’approvvigionamento di mascherine destinate alla riapertura delle scuole sul territorio nazionale”.

Domenico mi ha promesso che se gli arriva la lettera, autorizza quell’acquisto” rivela Farina ai suoi coindagati.

E, infatti, “in occasione di un ulteriore viaggio a Roma, Farina Vittorio è riuscito ad incontrare il commissario straordinario Arcuri Domenico, – scrive il gip – come sembra emergere dai puntuali aggiornamenti effettuati da Farina ad Aleksic”.

Andelko Aleksic, intercettato, parlando, in questo caso, dei camici riferisce, invece, di essere interessato al certificato Ce. E aggiunge ”tanto so tutti falsi sti certificati”.

Farina e Aleksic puntano alto. ”Tu lasciami lavorare, c’ho ampia delega da te, te faccio diventare… mooolto molto benestante, forse potresti anche essere considerato ricco”, ironizza Farina in una conversazione intercettata con Andelko Aleksic.

“Gli indagati hanno agito con grande spregiudicatezza – scrive ancora il gip Romeo ha fornito (e sembrerebbe tuttora fornire) certificati di conformità falsi, Aleksic ha dimostrato di essere consapevole della falsità dei certificati; Farina è il “faccendiere” colui che ha tenuto i contatti con soggetti vicino alla struttura commissariale, al fine di ottenere agevolmente la conclusione di fornitura vantaggiose per la società”.

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