«Volevano anche arrestarmi». L’ira del papà multato per aver portato i fiori al figlio morto a Rigopiano

sabato 6 Marzo 9:21 - di Mia Fenice
papà Feniello

«Mai avrei pagato un centesimo. Mi sono opposto e ho chiesto il processo». Dopo l’assoluzione parla Alessio Feniello, il papà di Stefano morto il 18 gennaio del 2017 nella valanga che rase al suolo il resort  Rigopiano. Stefano aveva 28 anni. Quella valanga provocò ventinove vittime. Intervistato dal Corriere della Sera racconta cosa accade il 21 maggio del 2018 quando con la moglie Maria superarono i sigilli giudiziari attorno all’hotel per deporre dei fiori.

Dopo l’assoluzione parla papà Feniello

L’area dell’hotel Rigopiano era sotto sequestro da più di un anno. «Ricordo che quel giorno siamo arrivati su e c’erano i carabinieri che non volevano lasciarci passare. Mia moglie è entrata lo stesso e a quei ragazzi ha detto: io vado a portare dei fiori a mio figlio e non mi fermerete, avete la pistola quindi se volete spararmi sparatemi, tanto io sono già morta. Così uno di loro alla fine ci ha accompagnato». Dopodiché la segnalazione di quel fatto fu mandata in Procura a Pescara. E Alessio Feniello ricevette «un decreto penale di condanna per 4.550 euro…  Risultato: volevano per me tre mesi di carcere e cento euro di multa per aver portato un vaso di fiori sulla tomba di mio figlio. Fortuna che il giudice ha avuto la delicatezza e l’umanità per capire e mi ha assolto».

«Una figuraccia per chi mi ha rinviato a giudizio»

Lui e sua moglie sono finiti sotto accusa. Archiviazione per Maria, contro di lui si è invece tenuto il processo. «È stata una figuraccia per chi mi ha rinviato a giudizio e uno spreco evidente di denaro pubblico. Il mio avvocato dice che la Procura potrebbe anche fare ricorso contro l’assoluzione. Io sono qui, ho perso un figlio, secondo lei quanta paura posso avere di un ricorso?».

«Un risarcimento verso i morti»

Il giornalista gli chiede perché i fiori proprio il 28 maggio del 2018? «Avevamo appena visto su tutti i social e le tivù che il giorno di Pasquetta c’era stata gente che aveva giocato a pallone, che aveva fatto selfie, che aveva organizzato picnic sulla tomba di Stefano e di tutti gli altri. Immagini indegne. Qualcuno si era addirittura portato via oggetti per ricordo. Così siamo andati lassù a portare i fiori come gesto di risarcimento verso i morti per la vergogna di quella Pasquetta». Alessio racconta anche quei drammatici momenti dell’attesa, prima di avere la conferma che suo figlio era morto. «Lo abbiamo aspettato per giorni… Finché non hanno detto all’altro mio figlio, Andrea, che era morto. Così abbiamo cominciato a morire anche noi. Mia moglie ha tentato tre volte il suicidio e io sono qui, mi lascio vivere».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica