Vissani è una furia: «Ora il cibo lo andiamo a dare ai cinghiali. Draghi pensa solo agli statali»

lunedì 15 Marzo 10:06 - di Redazione
Vissani

Lo chef Vissani è una furia. Il nuovo periodo di “reclusione” che ci aspetta  fino a Pasqua è una mannaia sulle attività degli imprenditori della ristorazione. “Con la zona arancione il cibo lo andiamo a dare ai cinghiali”. E’ esasperato e dalle colonne della a Verità, esorta tutti i suoi colleghi a unirsi. “Loro non dovrebbero pensare solo agli statali. Gli impiegati statali hanno 14 stipendi. Hanno pure qualche incentivo. E ogni mese i soldi arrivano. A noi imprenditori no. Viviamo in un mondo surreale” afferma lo chef.

Vissani: “Ristoratori di tutto il mondo unitevi”

Non va. Gianfranco Vissani è una valanga. Intravede persino una specie di “nuova lotta di classe tra ristoratori di serie A – quelli delle grandi città – e ristoratori di serie B – quelli dei paesini”. Arriva Mario Draghi ma ma si chiude come con Conte. La discontinuità non c’è stata e la sua categoria è a pezzi, in agonia.  Argomenta menta che i ristoratori nelle grandi città “guadagnano un sacco con il delivery” e che nelle grandi città “i ristoranti sono sempre pieni”. “In Italia c’è molto individualismo e manca la coesione tra i ristoratori. Non si rendono conto che l’unione fa la forza” afferma ancora Vissani.

Ristoratori di serie A e di serie B

“Ci sono state Regioni grandi, come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, il Lazio, in cui i ristoratori, con la zona gialla, a mezzogiorno riescono a coprire un doppio turno per sopperire ai mancati introiti serali». «Io – continua Vissani – ho un ristorante su un lago finto. Il ponte è chiuso e abbiamo difficoltà a far arrivare gente. E ormai è un mese che siamo chiusi», dice riferendo sui al locale di Corbara, tra Todi e Orvieto. Dove c’è la diga con il lago artificiale. Ristori o sostegni che dir si voglia, lo chef fa notare un passaggio sostanziale. “Parlano di ristori, ma se hai pendenze fiscali, non ti danno una lira».

“In Spagna Cipriani ha avuto 600mila euro”

In Italia siamo gli ultimi per i sostegni dati alla categoria. E cita un esempio clamoroso. «Io so solo che il titolare dell’Harry’ s Bar di Venezia, Cipriani, che ha un grande albergo in Spagna, lì ha ricevuto 600.000 euro di aiuti». Vissani, invece, anzi suo figlio, solo « 1.200 euro come partita Iva. E basta. Ma noi, tra una cosa e l’altra, siamo chiusi da un anno». «Siamo un ristorante da 1 milione e 900.000 euro l’anno. Faccia lei i conti». Domandina maliziosa di Alessandro Rico: “Lei è stato vicino a esponenti di spicco della sinistra. Ce lo spiega che idea hanno, da quelle parti, sui piccoli imprenditori? Pensano che, siccome siete evasori, avete il gruzzolo nascosto con cui campare pur stando chiusi?”.

“Sai cosa mi ha detto D’Alema: Passerà…”

Vissani è costretto ad ammettere che l’idea della sinistra è proprio questa. «È quello che pensano anche di gente come me, che ha dedicato la vita a costruire un locale che si è fatto un nome. E calcoli che mio padre ha veramente iniziato “co’ ‘na scarpa e ‘na ciavatta”, come dicono a Roma». E non ci parla mai con qualcuno di quei suoi vecchi amici della sinistra? «Ma sì, glielo dico. Ho parlato con Massimo D’Alema. Pure con Roberto Speranza». E che dicono?«D’Alema mi ha detto di stare calmo: “Passerà, passerà…”. Già, bella consolazione.

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