Vaccini, scontro in tv. Floris ridicolizza Tabacci: «Lei è al governo, che cosa sta facendo?»

mercoledì 31 Marzo 11:52 - di Giorgia Castelli
Tabacci

Bruno Tabacci si scaglia contro la Lombardia per i vaccini. Il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato ospite di DiMartedì. Nel salotto di La7, il tema affrontato è stato quello della vaccinazione e i ritardi nella somministrazione da parte di alcune regioni. «Qua in Italia va bene se nasci da qualche parte, va male se nasci in un’altra», ha detto subito Giovanni Floris. Per poi lanciare una provocazione: «Abbiamo vaccinato lo stesso numero di persone tra i 20-29 anni e tra i 70-79 anni, un paradosso. Chi sceglie chi vaccinare?».

Tabacci: «Sono lombardo e non mi hanno ancora chiamato»

Una domanda a cui Tabacci,  da un mese Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, riversa immediatamente le responsabilità su determinate regioni, come la Lombardia. «Il suggerimento dato da Draghi era stato quella di cominciare dai soggetti più deboli. Cominciare dagli anziani… Io sono lombardo, non sono ancora stato chiamato. Anche se ho l’età per essere chiamato. Se fossi stato nel Lazio sarei già stato chiamato, perché hanno cominciato a vaccinare i nati del 52-53, poiché io sono nato prima… in Lombardia ancora non si son curati di me, aspetto il mio turno. Questa è la differenza».

Floris: «Cosa fa per risolvere il problema?»

Floris osserva: «Ma lei, che sta alla Presidenza del Consiglio, cosa fa per risolvere questo problema?». «Aspetto che ci sia il mio turno…». «Non per lei, per gli altri. Può essere che dipende dalla regione?», lo incalza Floris.

«Ogni Regione ha fissato criteri diversi»

Tabacci non molla presa: «Dipende dalla Regione non c’è dubbio. Ogni regione ha fissato dei criteri diversi e in più ci sono state categorie  che hanno rivendicato dei ruoli.  Il presidente Draghi ha detto che i comportamenti sono stati posti in relazione alla forza di pressione. Alle capacità di interloquire con le istituzioni regionali. Il che fa intendere che dobbiamo fare una riflessione su questi cinquant’anni di esperienza regionale. Lo dico da ex presidente della Regione Lombardia.  Qualcosa che non funziona c’è. Siamo fondati sulla confusione istituzionale, questo problema si porrà».

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