Recovery Fund, altra tegola: la Suprema corte tedesca blocca la ratifica. Anche l’Italia rischia

sabato 27 Marzo 12:22 - di Michele Pezza
Recovery Fund

Un nuovo, pesantissimo, macigno sbarra il cammino del Recovery Fund. Lo ha fatto cadere la Corte Costituzionale tedesca. Secondo i giudici di Karlsruhe, infatti, il presidente Frank-Walter Steinmeier non potrà procedere alla ratifica del fondo fino a quando non la Corte stessa non si esprimerà in merito. Praticamente, una sospensiva. Che però blocca all’ultimo istante la procedura di approvazione del Piano di 750 miliardi di euro varato dalla Ue. Proprio ieri, infatti, il Bundesrat – la Camera dei Laender – aveva approvato il provvedimento all’unanimità. In precedenza, a segnalare disco verde era stato il Bundestag, il Parlamento tedesco. Mancava solo la firma di Steinmeier.

Dopo il ricorso dell’economista anti-euro Lucke

La Corte di Karlsruhe ha deciso di sospendere la ratifica a seguito della presentazione di vari ricorsi. In particolare spiccava quello dell’associazione Buergerwille ( “volontà dei cittadini”) legata a Bernd Lucke, l’economista anti-euro e fondatore, poi dimessosi, dell’Afd, il partito dell’ultradestra. A sua giudizio, il finanziamento «con mezzi propri» del Recovery Fund è una forma di condivisione del debito, espressamente vietata dalla Costituzione tedesca. Poiché può tradursi – questo è il timore dei ricorrenti – in un accollo da parte della Germania del debito dei Paesi economicamente più fragili. La decisione della Corte comporta non poche conseguenze. Intanto blocca la ratifica da parte di Steinmeier per almeno tre mesi, il tempo stimato per avere la sentenza nel merito.

Berlino minimizza: «Recovery Fund non a rischio»

Nel frattempo impedisce alla  Commissione Ue di dare il via all’ammissione dei crediti e dei pagamenti. Può farlo, infatti, solo quando tutti e 27 i Paesi membri avranno a loro volta ratificato l’accordo sul Recovery fund. Il governo tedesco getta acqua sul fuoco. «Siamo ben attrezzati per sostenere ricorsi alla Corte costituzionale», assicura il ministro alle Finanze Olaf Scholz. In passato ci furono iniziative analoghe e a Berlino confidano nel criterio del primato della volontà popolare che ha sempre guidato i giudici di Karlsruhe. E di tanto è convinta anche la Commissione Ue guidata dalla tedesca Ursula von Der Leyen, che ritiene ancor più «fondamentale» la rapida approvazione del Piano da parte dei 27 Stati membri.

 

 

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