Più strade alle donne: la nuova (inutile) battaglia del neofemminismo da salotto con Ferragni e Elodie

giovedì 18 Marzo 13:20 - di Vittoria Belmonte

Più strade alle donne. Viva la toponomastica in rosa. Il neofemminismo ha trovato un’altra battaglia salottiera da condurre. Una battaglia che, come tutte le altre, non arrecherà alle donne alcun beneficio. Dopo la guerra al vocabolario sessista del duo Boldrini-Murgia, ecco la guerra alla toponomastica virilizzata. E’ il settimanale Vanity Fair a farsi paladino di questa ennesima crociata declinata in termini conflittuali. Sarebbe bastato dire “largo alle donne” nella toponomastica. Invece si va sempre a parare sull’accusa di maschilismo. E le vie e le strade d’Italia la subiscono senza potersi difendere…

Vanity Fair e la copertina “femminista”

Dunque, tuona Vanity Fair, in Italia, solo il 4% delle strade di città e Comuni sono intitolate a personaggi femminili che per la maggior parte sono madonne, sante e martiri. Così la rivista lancia «La Geografia delle Donne», un progetto che unisce editoria, istituzioni pubbliche e impegno civile intorno al tema dell’emancipazione femminile. In copertina il volto di 48 donne che stanno scrivendo una nuova geografia politica, culturale, sociale ed economica dell’Italia. Si va da Ilaria CapuaLuciana Lamorgese, da Milena Gabanelli a Chiara Ferragni e Elodie. Ma c’è anche l’immancabile Emma Bonino. Unica politica prescelta.

Cambiano al femminile gli incarichi delle giornaliste

Altra rivoluzione: cambiare al femminile gli incarichi delle giornaliste. Cambierà il linguaggio del giornale, annuncia il direttore Simone Marchetti, molto sensibile al gender gap. “Il primo passo è stato aggiornare le cariche del corpo redazionale, utilizzando il sostantivo femminile laddove la giornalista è donna”. Marchetti mette anche le mani avanti: “E non fermatevi di fronte a chi insinua che sia solo l’ennesima deriva del politicamente corretto. Non c’è niente di corretto ma molto di politicamente sbagliato nei secolari soprusi che le donne hanno subito. È arrivato il momento di cambiare la Storia“. Quando si dice il coraggio dell’ambizione…

Borgonovo: anche un trans tra le donne in copertina

Commenta Francesco Borgonovo su La Verità: “Se si spulcia l’elenco di 48 donne fautrici del cambiamento, tra una Giovanna Botteri e una Elisabetta Sgarbi, tra una Rula Jebreal e una Alba Rohrwacher compare anche Josephine Yole Signorelli, 30 anni, meglio nota con il nome di Fumettibrutti. Costei ha pubblicato 3 libri per Feltrinelli, tutti di grande successo, e gode di grande seguito e stima nel mondo del fumetto. Piccolo particolare: Fumettibrutti è una transgender. Sia chiaro: non vogliamo prendercela con lei o criticarla in alcun modo, e di sicuro non abbiamo problemi a riconoscerne il talento. Ci interessa, piuttosto, il fatto che Vanity Fair inserisca una trans fra le donne. Dopo aver detto di voler restituire «voce e visibilità» alla popolazione femminile, il settimanale – in ossequio al pensiero oggi dominante – afferma che chi cambia sesso abbia diritto a definirsi «donna» a tutti gli effetti”.

Vanity Fair portavoce del pensiero gender

Dunque Vanity Fair non si propone alcuna battaglia in favore delle donne. Semmai si propone come megafono del pensiero gender. Non è difficile trovare prove di zelo in tal senso. Ad esempio il servizio dello scorso novembre che celebrava le mamme vip che crescevano i figli in modo “gender neutral”. Che brava la modella Emily Ratajkowski che afferma che il sesso del figlio lo si saprà a 18 anni, quando deciderà se essere maschio o femmina: “Lo sapremo quando lui vorrà dircelo”. E che carini i figli di Megan Fox fotografati a Los Angeles vestiti da principesse. E che delizia la regola che vige in casa Pink: “vivere senza alcuna etichetta, specialmente quelle relative al proprio genere”. Per non parlare di Angelina Jolie, mamma da applausi per il figlio/figlia Shiloh.

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