Palamara, il gip romano Forleo: la magistratura non ha voluto cacciare i mercanti dal tempio
La magistratura “si è come specchiata quando il 30 maggio viene sequestrato il telefono a Palamara e rinvenuta la mole infinita di messaggi”. Ma “questo specchio la magistratura non l’ha voluto vedere, come se l’immagine che rifletteva non fosse la propria. Non ha voluto cacciare i mercanti dal tempio, ma ha cacciato solo Palamara, come se non ci fossero altri mercanti“.
È durissimo il giudizio della gip romana Clementina Forleo sulla vicenda Palamara.
Intervenuta in diretta dalla pagina Facebook del Fatto Quotidiano con i giornalisti Peter Gomez e Antonio Massari, la Forleo, che è attualmente gip del Tribunale di Roma, non fa sconti a nessuno.
“Il libro di Palamara è lo specchio di quello che è successo. Il fatto che uscisse fuori la sua chat, rinvenuta casualmente dopo aver installato un trojan, è stato voluto da qualcuno. Qualcuno che aveva intenzione nel far uscire certe notizie”, si dice sicura la Forleo.
“Poi il sequestro del cellulare – ricostruisce il gip. – E nessuno poteva pensare che potesse avere un archivio così colossale, messaggi rimasti nero su bianco. Con lui i vertici si spartivano nomine e incarichi, anche come silurare i colleghi scomodi“.
“Come ha reagito la magistratura dopo lo scandalo? Si è come specchiata – ha spiegato spietata la gip – Quando il 30 maggio viene sequestrato il telefono a Palamara e rinvenuta la mole infinita di messaggi, la magistratura si è trovata di fronte ad una prova documentale”.
“Si intuiva che le cose andassero cosi – ammette la Forleo. – Ma non potevamo immaginare fino a questo punto, al punto di chiedere condanne per chi andava assolto. E questo specchio la magistratura non l’ha voluto vedere, come se l’immagine che rifletteva non fosse la propria. Non ha voluto cacciare i mercanti dal tempio, ma ha cacciato solo Palamara, come se non ci fossero altri mercanti“.
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