Orrore ad Avezzano, cane sgozzato e bruciato in un edificio pubblico. Si segue la pista satanica

20 Mar 2021 18:08 - di Redazione
rito satanico

L’ipotesi alla quale lavorano gli investigatori è quella di un rito satanico. Una pista che si fa di ora in ora sempre più concreta. Di certo, il raccapriccio è forte ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, dove all’interno dello stabile che (in fase di completamento) che ospiterà il nuovo municipio, la polizia locale ha rinvenuto i resti di un cane sgozzato e bruciato. Gli autori dell’efferato gesto – risulti fondata o meno l’ipotesi di un macabro rito – rischiano l’accusa per violazione di proprietà privata e maltrattamento di animali. A dare corpo alla pista satanica è il simbolo del cerchio entro il quale l’animale è stato bruciato, probabilmente ancora vivo.

Un cerchio avvalora l’ipotesi del rito satanico

La struttura del futuro municipio insiste nel quartiere La Pulcina. I lavori per la sua realizzazione risalgono a circa dieci anni fa. Cominciati ai tempi dall’amministrazione Floris, sono stati bloccarti prima da un‘inchiesta giudiziaria e poi da un contenzioso tra il Comune e il pool di aziende aggiudicatarie dell’appalto. Attualmente, la struttura è abbandonata in attesa dello sblocco dell’intervento. Il sindaco attuale, Gianni Di Pangrazio, ha assicurato che lo sblocco dei lavori dovrebbe avvenire a breve.

Il cane arso mentre era ancora vivo

A richiamare l’attenzione dei residenti, il fumo che fuoriusciva dalle finestre dell’immobile in costruzione. Ma era troppo tardi. Rito satanico o bravata che fosse, gli autori dell’inqualificabile gesto avevano già lasciato l’edificio. Al loro arrivo gli agenti della polizia municipale hanno trovato solo i resti del povero cane sgozzato e arso all’interno del cerchio e tante bottiglie di birra tutte intorno. «Onestamente, non so se quanto avvenuto e denunciato nel “nuovo municipio” sia un rito satanico – scrive su Facebook il consigliere comunale di maggioranza Nello Simonelli -. Sta di certo che si tratta di un qualcosa di immondo, di indegno, di indecoroso per qualsiasi società civile: non vi è perdono per la malvagità fine a sé stessa».

 

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