Madame si racconta: io bisex, non mi va di lottare coi movimenti Lgbt. E’ la voce del genere fluido

giovedì 11 Marzo 11:15 - di Adele Sirocchi
Madame

Madame, piedi nudi sul palco di Sanremo e voce sofferta, è un’artista molto particolare. Con la sua “Sciccherie” aveva avuto gli applausi di Ronaldo. Con il brano sanremese, Voce, ha avuto quelli di un pubblico più vasto. Era la cantante più giovane in gara all’Ariston. Ora si appresta a fare l’esame di maturità. E ha trovato il tempo per il coming out: “Sono bisessuale, attratta sia dagli uomini che dalle donne”. Poiché però vuole ancora sperimentare, non ha deciso nulla sul suo futuro orientamento sessuale. Quindi non gliene frega nulla dell’impegno con i movimenti Lgbt. Non sente come proprie le loro battaglie.

Madame: sono bisex, fluida, il mio corpo è un mezzo

Il suo essere bisex in pratica non lo vive come un diritto. E dice al Fatto: “Le community sono importanti, per molte persone sono un rifugio necessario. Ma nella mia crescita voglio avere il diritto di provare e scegliere. Ho detto di essere bisessuale, sto accettando fino in fondo ciò che sono. Fluida. Se mi passa la battuta, si scopa di più! Come farei a descrivere l’amore per una donna senza averlo mai provato? E devo innamorarmi di un uomo, per poterlo cantare. Non seguirò percorsi prestabiliti. Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.

Una nemesi per i movimenti pro gay

Una sorta di nemesi per i movimenti pro gay: a forza di battere sul tasto dell’identità di genere che si sceglie come un vestito o un rossetto le nuove generazioni (Madame ha 19 anni) si sentono “fluide” e individualiste. Considerano persino l’essere gay o lesbiche etichette da superare. E hanno problemi di identità, come anche la stessa bella canzone di Madame portata a Sanremo dimostra. Voce parla della ricerca di sé, dell’amore per sé e per la propria voce, di un amore fisico ma indefinibile: “Dove sei finita, amore? Come non ci sei più? E ti dico che mi manchi Se vuoi, ti dico cosa mi manca. Adesso che non ci sono più. Adesso che ridono di mе. Adesso che non ci sei più”. Canzone che è un manifesto di ambiguità.

I sogni inquietanti di Madame

Fin da piccola, racconta Madame, si faceva troppe domande. Ascoltava gli amici di mammà e papà, “intellettuali con la chitarra”. E faceva sogni inquietanti: “Ero incinta. Dall’ombelico usciva un feto di plastica. Mi rivolgevo allarmata a mia madre e lei diceva: stai tranquilla, ora ti rientra nella pancia. Un sogno ricorrente, sin da quando ero piccola”. E una conclusione: “Il mio io non è così solido”. E allora, non resta che sperimentare.

 

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