L’Ema: contro le varianti inglese e sudafricana «ottimi segnali» dai vaccini. Tranne Astrazeneca

lunedì 15 Marzo 18:17 - di Redazione
vaccini varianti

Segnali «ottimi» o «piuttosto rassicuranti» da tutti i vaccini presi in esame per quanto riguarda la protezione dalle varianti inglese e sudafricana. Tranne uno: Astrazeneca, per il quale «i dati sollevano un po’ di preoccupazione». A fare il punto sull’efficacia dei diversi sieri a disposizione o in via di approvazione è stato il responsabile per la Strategia vaccinale dell’Ema, Marco Cavaleri, in audizione davanti alla commissione Envi del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

I vaccini Pfizer e Moderna efficaci sulle varianti

L’esperto ha spiegato che per i vaccini a m-Rna, quelli sviluppati da Pfizer-BioNtEch e da Moderna, «le informazioni più rilevanti sono i dati arrivati da Israele, dove la variante B.1.1.7», la cosiddetta variante inglese, «è predominante». I dati «hanno dimostrato un’efficacia davvero buona del vaccino di Pfizer/BionTech», ha spiegato Cavaleri, aggiungendo che «il livello di cross-neutralizzazione contro la variante sudafricana, con Moderna è ridotto di sei volte rispetto alla variante B.1.1.7».

L’esperto: «Ottimi segnali dagli anticorpi»

Cavaleri ha spiegato, però, che «cionondimeno, c’è un livello molto elevato di anticorpi neutralizzanti. Quindi, ci aspetteremmo che il vaccino sia in grado di proteggere dalla variante sudafricana». Simile il discorso per il vaccino di Pfizer/BioNTech, «dove il livello di cross-neutralizzazione è ridotto» per la variante sudafricana «rispetto al ceppo originario. Ma non a un livello tale da neutralizzare la risposta immunitaria». Cosa che «è un ottimo segnale che il vaccino sia in grado di mantenere la protezione. Anche se – ha precisato – non abbiamo ancora prove a livello di trial clinici per la protezione contro la variante sudafricana o quella brasiliana».

Su Jonson & Jonson «prove piuttosto rassicuranti»

Cavaleri poi ha illustrato i dati del vaccino Johnson & Johnson. «È stato studiato – ha chiarito – in un trial clinico grande: hanno reclutato soggetti in varie parti del mondo, inclusi Brasile e Sudafrica. Si è visto che in Sudafrica all’epoca, quando la variante sudafricana era quella che circolava di più, è stata dimostrata la protezione, in termini di protezione dalla malattia moderata, ma anche dalla malattia grave». In particolare, per quanto riguarda quest’ultima «il livello è piuttosto simile a quello che vediamo in altre parti del mondo, dove circolava il ceppo originario del virus, come gli Usa». Per Cavaleri «queste sono buone prove, e piuttosto rassicuranti», sul fatto che anche J&J, come gli altri vaccini, «possa proteggere dalle nuove varianti».

Gli studi su Novavax in Uk e in Sudafrica

Anche per il vaccino Novavax, non ancora approvato, esistono studi nel Regno Unito sia in Sudafrica. «Nel Regno Unito, con la variante B.1.1.7 che circolava maggiormente, hanno dimostrato un’efficacia molto elevata, il 90%, che è notevole», ha commentato l’esperto. In Sudafrica, invece, «dove la variante è più insidiosa, il livello di protezione era intorno al 60%». Ma per Cavaleri anche questo «è un ottimo segnale del fatto che questi vaccini sono in grado di proteggere in buona misura contro questa variante».

I dubbi su Astrazeneca e variante sudafricana

Decisamente meno entusiasmanti, invece, i dati in possesso su Astrazeneca, in modo particolare per quanto riguarda la variante sudafricana. Esiste solo «un piccolo studio condotto su circa 2mila individui» e «non ha mostrato – ha spiegato Cavaleri – alcuna efficacia del vaccino Astrazeneca per quanto riguarda una malattia tenue in un contesto in cui la cosiddetta variante sudafricana era il virus che circolava maggiormente». «Questi dati – ha ammesso l’esperto dell’Ema – sollevano un po’ di preoccupazione sulla capacità del vaccino di prevenire la malattia. Tuttavia – ha aggiunto – è importante per me sottolineare che parliamo di malattia lieve in uno studio piccolo. E non sappiamo se la protezione dalla malattia grave possa essere fornita dal vaccino. Avremmo bisogno di più dati per valutare la capacità del vaccino di proteggere, cosa che – ha concluso Cavaleri – non possiamo escludere al momento».

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