L’altolà del parrocco arcobaleno: «Non benedico gli ulivi, se non posso consacrare le coppie gay»

lunedì 29 Marzo 14:46 - di Elsa Corsini

Parroco arcobaleno si ammutina e lascia i fedeli increduli. Si rifiuta di benedire gli ulivi nella Domenica delle Palme per solidarietà con i gay. Che, a suo dire, sarebbero discriminati dall’ortodossia vaticana.

Parroco arcobaleno non benedice gli ulivi

“Se non posso benedire le coppie formate da persone dello stesso sesso, allora non benedico neppure palme e ramoscelli d’olivo”. Così il parroco di Bonassola (in provincia di La Spezia), Giulio Mignani, protagonista nella provocazione che ha suscitato polemiche e sconcerto. La mancata benedizione dei ramoscelli di ulivo è una ‘dichiarazione di guerra’ al documento della Congregazione per la dottrina della fede che vieta la benedizione delle unioni di coppie omosessuali.

“Se non posso benedire le coppie gay non vado avanti”

Don Giulio, che più volte si è schierato a favore delle famiglie arcobaleno, ha spiegato la sua protesta durante l’omelia della messa della Domenica delle Palme. “La benedizione delle Palme è  collegata alla processione in ricordo dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Non potendo fare tale processione, a motivo delle norme anti-Covid, personalmente ritengo non abbia allora senso benedire le Palme”, dice in premessa. “Ma sono poi estremamente contento – ha aggiunto – che questa mia decisione di non benedire le palme e gli ulivi avvenga a pochi giorni dalla pubblicazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede”. Nel quale si dice che “non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio. Come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso”. Al di fuori, cioè, dell’unione indissolubile di un uomo e una donna “aperta di per sé alla trasmissione della vita“.

Nell’omelia spiega la protesta contro la ‘dottrina della fede’

La mancata benedizione delle palme avrebbe dunque una doppia motivazione. Alla prima, di ‘carattere sanitario’, si aggiunge quella ideologica. “Una forma di protesta – prosegue l’omelia – attraverso la quale manifestare il mio ritenere assurdo tale divieto, ribadito dalla Congregazione per la dottrina della fede”. La conclusione, poi, è un inno alle parole d’ordine del pacifismo arcobaleno no global. “Nella chiesa si benedice di tutto, non solo le palme ma a volte, purtroppo, sono state benedette anche le armi. Però non si può benedire l’amore vero e sincero di due persone perché omosessuali. Ma, ancora più grave, è il fatto che si continui a chiamare ‘peccato’ questo loro amore“. E ancora: “A rimetterci non sono certo le persone omosessuali. Le quali possono tranquillamente fare a meno della benedizione della Chiesa, perché intanto c’è Dio a benedirle. A rimetterci è piuttosto la Chiesa“.

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