La parola è il farmaco che ci protegge dal dominio della tecnocrazia: un libro spiega come

mercoledì 31 Marzo 15:14 - di Antonio Saccà

I meridionali sono stanziali o internazionali, se si scuotono dai loro borghi, dalle loro piccole città, dalla “provincia” diventano , non tutti ma sovente, cittadini del mondo. Armando Verdiglione è di costoro. Nato in Calabria, a Caulonia, studia a Milano, vola a Parigi, si rapporta a Jacques Lacan che ha una sua visione della Psicoanalisi di Sigmund Freud, tornato a Milano Verdiglione irrora il nostro Paese delle sue cognizioni e relazioni francesi, parigine, traduce per editori di livello, sposerà Cristina Frua De Angeli, di illustre famiglia lombarda, studiosa anche lei, fonda una casa editrice, Spirali, raduna persone in una sorta di orientamento della psicoanalisi, dà origine a Riviste, compila volumi di suo, organizza Convegni al massimo grado di rilevanza sia per gli interlocutori sia per gli argomenti.

La relazione tra persone e personalità come attuata da Verdiglione non ha pari grado a mia esperienza, tenuto conto che ho partecipato quale docente  a Convegni internazionali accademici. Perché? Verdiglione metteva in collegamento l’imprenditore ed il poeta, il pittore e il giurista…Ne sorgeva un arricchimento senza paratie specialistiche, vantaggioso per ciascuno. Vi era un tratto comune di cui dirò. Ma è solo un aspetto.

Verdiglione immise in Italia e non soltanto in Italia gli intellettuali dissidenti dell’Unione Sovietica, tenne un Convegno a Pietroburgo subito dopo la fine dell’Unione Sovietica con tensione problematica sul futuro della Russia, accolse nella sontuosa Villa Borromeo, a Senago, presso Milano, i massimi esponenti del periodo di Eltsin, ne pubblicò i testi presentati anche a Roma; anticipò l’Era della Farmacologia, l’uomo assoggettato ai farmaci, il farmaco come misura di dominio sociale; sul problema della Giustizia e di quanto la legalità possa costituire un modo per sanzionare lo spirito libero credo che pochi si batterono e battono come Verdiglione. Ricordo un Convegno a Milano con Enzo Tortora e Marco Pannella.

Al fondo c’è lo spirito imprenditoriale, il secondo rinascimento, per dire con Verdiglione, ossia la Parola. Fu ed è la concezione dell’imprenditorialità, dell’uomo che osa, cerca, esplora, ed in ogni campo. Si è imprenditori purché la parola palesi la sua potenzialità, il suo rischio,. Parola è fare, parola ed agire si congiungono. Di sicuro l’insistenza sulla imprenditorialità di ciascuno, quindi antiburocratica, antistatalista, antilegalistica, anti farmacologica, se burocrazia, statalismo, legalismo imbrigliano la Parola imprenditoriale, l’azzardo personale, non piacque, tale concezione, a quanti sotto manto  dell’ordine burocratico, farmacologico, legalistico hanno della società una concezione soppressiva. Non intendo entrare nelle faccende giudiziarie di Verdiglione ma che egli non sia in riga con il potere burocratico, farmacologico, legalistico è certo. E forse ne paga gli effetti.

Il potere si dimostra ciò che Verdiglione afferma: tenta di mettere a tacere la …Parola. E’ così? Resta a mia esperienza che la casa editrice, le riviste, i convegni  che Armando Verdiglione concepì ed attuò furono nell’eccellenza della cultura nazionale ed internazionale.  Verdiglione appartiene a quella Magna Grecia che immessa nella imprenditorialità del Nord la vivifica di cultura sottraendola alla tecnocrazia. Quali che siano le sue peripezie, ha contribuito al risveglio della menti. E’ così, deve affermarsi lo spirito imprenditoriale, non la paura che si rifugia nel farmaco protettivo.

Di recente Verdiglione ha pubblicato un volume: “URKOMUNISMUS. LA PAURA DELLA PAROLA”,(Spirali), dove fa ampio esercizio della parola culturale, imprenditoriale, contro il giustizialismo del sospetto e del dominio, il giudice sopra tutti, inoltrandosi  nel misticismo occidentale, al buddhismo tibetano: non sono scorribande tanto per esercitare in un parlato trascritto la parola, o meglio: sono scorribande proprio per esercitare la libertà, la parola come libertà di rendersi imprenditori dell’arte, della scienza, dell’economia, e quant’altro. Imprenditori non esecutori . Un librone che vive della linfa essenziale per la libertà: la cultura.

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