La guerra dei vaccini è in pieno corso e coinvolge AstraZeneca e Sputnik. Ci sono in ballo 150 miliardi di dollari

giovedì 18 Marzo 9:11 - di Riccardo Angelini
guerra vaccini

La guerra dei vaccini è in pieno corso. Aumenta la tensione tra l’Europa e AstraZeneca, al di là delle decisioni che oggi l’Ema comunicherà sul vaccino. Ursula Von der Leyen ha definito “inaffidabile” la casa farmaceutica anglo-inglese. Motivo? L’ulteriore taglio nelle forniture del secondo trimestre. La Von der Leyen minaccia anche il blocco delle esportazioni: «Siamo la regione che ha esportato di più, 41 milioni di dosi a 33 Paesi, ma vogliamo vedere reciprocità. Non sta tornando niente verso l’Ue».

Ursula von der Leyen: Europa pronta a bloccare l’export dei vaccini

E punta l’indice contro la Gran Bretagna: «Dall’Ue abbiamo esportato 10 milioni di dosi verso il Regno Unito che è il primo Paese per l’export dall’Ue. Stiamo ancora aspettando che arrivino dosi da lì, in modo che ci sia reciprocità». La presidente della Commissione si spinge fino a ipotizzare che la prossima settimana il Consiglio europeo possa ricorrere all’articolo 122 del Trattato sul funzionamento della Ue per bloccare le esportazioni di vaccini.

Londra replica: ci sono contratti validi, sarebbe un errore bloccare l’export

Il governo di Boris Johnson replica e fa sapere che la Gran Bretagna sta «rispettando il suo impegno di non imporre restrizioni all’export dei vaccini, ci aspettiamo che la Ue faccia lo stesso». E il ministro degli Esteri Dominic Raab mette in guardia Bruxelles: «Il mondo ci guarda e tutti sappiamo, inclusi i nostri amici europei, che sarebbe un errore limitare l’export in tempo di pandemia o interferire sulle forniture legate a contratti legalmente validi. Ci aspettiamo che le rassicurazioni date al riguardo e i contratti di fornitura legalmente sottoscritti siano rispettati». Quella sulle esportazioni è solo una parte della guerra sui vaccini in corso. 

La conquista del mercato europeo e gli affari di Big Pharma

Poi c’è la guerra per la conquista del mercato europeo. “Solo nel 2021 – ricordava giorni fa Federico Fubini sul Corriere – si venderanno nel mondo almeno dieci miliardi di dosi di vaccini, che porteranno ai gruppi di Big Pharma tra 120 e 150 miliardi di dollari di ricavi in più. Impossibile prevedere oggi esattamente quanto, perché molto dipende da quale fra due grandi case conquisterà le quote più ricche del mercato: il vaccino di AstraZeneca, sviluppato all’Università di Oxford e alla Irbm di Pomezia, è un prodotto tradizionale in vendita a 2,80 euro a dose; quello dell’americana Pfizer, sviluppato con la tedesca BioNTech, è una tecnologia avanzata e ha un prezzo medio di circa 16 euro (19,5 dollari)”.

Dopo le parole di Biden contro Putin che fine farà il vaccino Sputnik?

Va da sé, infine, che la guerra fredda tra Usa e Russia, che si è inasprita dopo le improvvide parole di Biden, allontanerà ancora di più dall’Europa il vaccino Sputnik. Già era in atto una resistenza dell’Ue a far entrare il siero di Putin nel Vecchio continente. L’Ue e lo stesso Mario Draghi avevano anche vissuto con un certo imbarazzo il pressing delle regioni che volevano produrre Sputnik su suolo italiano (Lombardia e Lazio). C’è da attendersi che in questo clima le ragioni di diffidenza siano destinate a moltiplicarsi. Allungando i tempi già molto rilassati dell’Ema che ancora non ha iniziato il percorso di valutazione del vaccino russo.

 

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