Il ritorno del padre. Mai come quest’anno sui social è stata celebrata la Festa del Papà

sabato 20 Marzo 8:50 - di Adele Sirocchi
festa del papà

Festa del Papà festeggiata alla grande. Nell’anno della pandemia il padre torna ad essere metafora insostituibile. Alla faccia del genitore 1 o 2. In barba al politicamente corretto e alla “cancel culture”. “C’è voglia di padre – scrive Mario Luzi su Repubblica – Ce n’è così tanta, e intensa, e generalizzata nella sua varietà, che in questo 19 marzo veniva da chiedersi come mai fino allo scorso anno il giorno di San Giuseppe fosse considerato un anniversario minore”.

Da Pier Silvio Berlusconi a Vasco Rossi, tanti i post per celebrare il papà

E cita i casi di nomi famosi, che ieri hanno reso omaggio alla festa del papà. “Pier Silvio Berlusconi ha acquistato una pagina di quotidiano: “Sei un grande papà”; da casa di Vasco Rossi emergono frammenti di autocoscienza: “Come padre sono un po’ una frana”; il social media manager di Fabrizio Corona, dal carcere, posta una vecchia foto di lui con Carlos e Diletta Leotta quella di lei con il papà che le assomiglia tanto, “solo che io sono bionda e non ho i baffi”. E se Sgarbi, sempre in tema, pubblica uno splendido Murillo, e Diego Fusaro, sospeso il torrente contro la dittatura terapeutica, s’ affaccia dal quadrotto Instagram con neonato in braccio e versi dell’Odissea…”.

Festa del Papà, le foto di attori e cantanti che celebrano la paternità

E ancora Luca Argentero con la figlia in braccio. E poi Brignano, Fedez, Balotelli, Francesco Facchinetti. Tutti a celebrare il padre o a celebrarsi come padri. Non solo una moda social. Forse lo specchio di un sentimento collettivo in tempi fragili. Un desiderio di ricorrere alla figura che dà identità, radici, un appiglio in un mare di fluidità di valori e riferimenti. Non solo i social, anche la politica ha fatto la sua parte. 

Il bisogno di un modello di autorità

“Tutto questo – annota ancora Luzi – sembra indicare qualcosa che sta sul fondo, o di traverso, in ogni caso come un groppo collettivo di disagio da anni irrisolto, ma che l’epidemia ha smosso e fatto emergere come mai era accaduto. Certo il bisogno, che è anche un rimpianto, di un modello di autorità e di protezione che manca nel momento in cui ce n’era più bisogno, quando un paese già incattivito e smarrito, ora anche ferito e impaurito, si è scoperto fermo e indifeso fra il “non più” e il “non ancora”. Soprattutto, il terribile presentimento che si sia spezzata la preziosa catena delle generazioni”.

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