Il renziano Marattin beccato a violare le norme anti Covid: pranzo in 6 a casa sua. Scatta la multa

martedì 30 Marzo 17:14 - di Viola Longo
marattin multa

La terrazza sui tetti di Roma, il sole di primavera, una domenica in clima già pasquale. E qualche amico a pranzo. Abbastanza da beccarsi una multa per violazione delle norme anti Covid. A cascarci è stato il deputato di Italia Viva e presidente della Commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin, costretto poi a pubbliche scuse su Facebook perché «un parlamentare ha l’obbligo di dare il buon esempio e certamente così non è stato».

Il deputato Iv vittima di una delazione

Marattin è stato vittima di una delazione, ovvero di quel meccanismo fortemente caldeggiato dal governo Conte due ai tempi in cui la stessa Italia Viva ancora lo appoggiava. I carabinieri, infatti, sono arrivati nella casa del deputato, a piazza Barberini, a seguito di una segnalazione per «schiamazzi». In realtà, ha raccontato Marattin al Fatto Quotidiano, che per primo ha divulgato la vicenda, la «musica a tutto volume» arrivava da «chi si era riunito nella terrazza di fianco alla nostra. La mia fidanzata aveva invitato cinque amici. Sa, il momento, per via delle restrizioni, è difficile per tutti». Insomma, il presidente della Commissione Finanze della Camera sembra voler dire che lui era colpevole, ma c’era chi era più colpevole di lui.

Una pezza peggiore del buco

Concetto ribadito anche nel post su Facebook, dove Marattin ha chiarito che la multa gli è arrivata perché le forze dell’ordine «erano alla ricerca di una violazione ben più grave in un appartamento della zona, ma che si sono per caso imbattute nella nostra». Quindi, sono seguiti i ringraziamenti di rito agli agenti che lo hanno multato e le scuse per il cattivo esempio.

Marattin scopre che alla stampa arrivano delle «soffiate»

Più della multa, però, sembra che a Marattin abbia bruciato la circostanza che a rivelare urbi et orbi la vicenda della domenica conviviale sia stato un giornale e, in particolare, il Fatto Quotidiano. Parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos, infatti il presidente della Commissione Finanze, dopo aver ribadito le scuse, ha chiarito di chiedersi «come lo abbia saputo». «Ieri, proprio mentre stavo scrivendo un post su Fb in cui raccontavo l’accaduto, mi ha chiamato un giornalista prima ancora che pubblicassi quel post». «C’è stata una soffiata delle forze dell’ordine?», si è chiesto dunque Marattin, annunciando di volersi «avvalere delle mie prerogative di cittadino per capire come abbia fatto un quotidiano a venire a conoscenza della notizia, fermo restando che io per primo la stavo rendendo pubblica. Vorrei verificare e approfondire».

Il paradigma “Marchese del Grillo”

Un’altra cosa che diversi cittadini finiti alla gogna mediatica, spesso senza neanche aver commesso qualche illecito accertato, vorrebbero poter fare. Ma che sanno essere loro interdetta. E di nuovo torna la sensazione che davvero si assista al paradigma “Marchese del Grillo”, evocato proprio dal Fatto riferendo sia della vicenda di Marattin e sia del contemporaneo viaggio di Matteo Renzi in Barhein, dove ha assistito al Gran Premio: «Io so io e voi non siete un ca…».

 

 

 

 

 

 

 

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