Deriva Lgbt nei programmi Rai, Pro Vita si mobilita: doppio flashmob sotto le sedi di Roma e Milano

26 Mar 2021 21:03 - di Giulia Melodia
Rai e programmi Lgbt

Deriva Lgbt nei programmi Rai, Pro Vita si mobilita: con un doppio flashmob sotto le sedi di Roma e Milano. Dunque, la Rai finisce nel mirino della onlus che oggi ha organizzato un doppio flashmob sotto le sedi di Roma e Milano per protestare contro un certo tipo di programmazione, costosa e ormai in molte occasioni «offensiva». Una mobilitazione indetta per l’ora di pranzo in contemporanea: sia nella capitale, davanti i cancelli di viale Mazzini. Che in corso Sempione a Milano. Per una doppia occasione di protesta contro «la blasfemia e la propaganda gender diffusa ormai a reti unificate dalla tv di Stato».

Pro Vita e Famiglia contro la deriva Lgbt dei programmi Rai

Una dichiarazione d’intenti netta, che la onlus mette nero su bianco in comunicato in cui si legge: «Io non pago per essere offeso. Né per permettere che i nostri figli vengano indottrinati al gender». E a sostegno di quanto ribadito con la duplice iniziativa di protesta organizzata oggi, alla presenza di diverse personalità politiche di varia provenienza, Pro Vita e Famiglia si è mobilitata contro quello che definisce il «(dis)servizio pubblico, che ritiene di mettere in scena delle “esibizioni” blasfeme e oltre il limite della decenza». Una presa di posizione che, tra indignazione e protesta, ha centrato nel mirino delle recriminazioni della onlus organizzatrice della mobilitazione contro la Rai, precisi riferimenti.

Doppio flashmob sotto le sedi Rai di Roma e Milano

Polemiche e proteste che, tra gli altri, il senatore della Lega, Simone Pillon, ha rilanciato in un post sulla sua pagina Facebook, dichiarando: «Appoggio e condivido l’iniziativa degli amici di Pro Vita & Famiglia. Gli stipendi e le strutture della Rai sono pagati col denaro dei contribuenti, che non meritano una qualità di prodotto tanto bassa. Intollerabilmente genuflessa ai dettami del laicismo anticristiano e del genderismo Lgbt. Qui non si tratta di censurare nulla – prosegue Pillon –. Ma di garantire agli italiani prodotti televisivi equilibrati e di qualità», sottolinea l’esponente leghista.

Siparietti blasfemi a Sanremo e favole rilette in tv secondo la teoria gender

Già, il denaro dei contribuenti. Un argomentato sfoderato oggi dagli organizzatori dei flash mob che, proprio sul canone, ricordano: «Costa agli italiani, complessivamente. 2 miliardi. Lo Stato versa un contributo “per l’adempimento degli obblighi del contratto di servizio”, che per il 2019 e il 2020 è stato fissato in 40 milioni di euro. Cifre esorbitanti per vedere cosa? Il sacrilegio di Achille Lauro che a Sanremo si presenta con il Sacro Cuore di Gesù. Fiorello incoronato di spine. O per ascoltare le favole per bambini a Oggi è un altro giorno». Il programma condotto da Serena Bortone, che ha «stravolto» il racconto della Bella addormentata, «presentata – dichiara Toni Brandi presidente di Pro Vita e Famigliain salsa lesbo». Una politica del pensiero unico che esclude un dibattito, in tv come altrove, aperto anche a chi contempla altre prospettive antropologiche e morali diverse dai dettami Lgbt.

Il caso di Simonetta Matone, accusata da esponenti Lgbt di «omofobia»

Dettami sempre più rigidi e penalizzanti per chi non ne condivide a pieno premesse e conclusioni. Come dimostra quanto accaduto nelle scorse ore a Simonetta Matone (sostituto procuratore generale alla Corte di Appello di Roma) accusata dai pasdaran dell’ideologia Lgbt di «omofobia» per aver “osato” firmare un manifesto del centro studi Livatino a sostegno della famiglia, e critico nei confronti del ddl Cirinnà, come noto, approvato dal Parlamento. Un episodio inquietante che, non caso, Sempre il senatore Pillon definisce un «anticipo di quel che potrebbe succedere col ddl zan».

 

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