Covid, Pregliasco: «Per essere più liberi ci vorranno dai 7 ai 13 mesi. Ma non sarà così facile»

venerdì 26 Marzo 13:00 - di Giorgio Sigona
Pregliasco

Quando saremo liberi? «Questa è una fase iniziale. C’è anche una problematica di sovranismo complessivo e di paura di arrivi dall’estero». Ma «un modello matematico dell’Istituto superiore di sanità evidenziava da 7 a 13 mesi come il tempo» necessario «per un ritorno alla normalità». A prospettarlo è stato il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, ad Agorà’ su Rai3.

Pregliasco: non sarà facile tornare alla normalità

L’esperto ha spiegato anche che «non sarà facile realizzarla»  questa riapertura. Così come il ritorno alla normalità «in un senso progressivo. Perché, lo abbiamo visto fra le zone gialle e bianche, c’è subito una tendenza al liberi tutti». Il pensiero è anche per città grandi come Roma e Milano. «Come si fa a regolare il flusso rispetto alla libertà dei singoli? La difficoltà è questa»,  ha concluso Pregliasco.

E sulla scuola interviene Sileri

Per adesso c’è la questione della didattica a distanza. E su questo è intervenuto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. «Le riaperture sicuramente sono all’ordine del giorno. Quelle delle scuole in primis e poi anche le altre. Non è una situazione come lo scorso anno, come a novembre scorso, perché oggi abbiamo il vaccino», ha osservato. Ma c’è un piano scuola per riaprire dopo Pasqua? Si prevedono anche i tamponi salivari? «Si prevede tutto ciò che è stato fatto prima e molte cose devono essere potenziate», ha detto.

I vaccini anche a Pasqua

«Il nostro fabbisogno» di vaccini anti-Covid «sarà progressivamente sempre più coperto. Abbiamo circa 10 milioni di dosi che sono state distribuite e per Pasqua i numeri cresceranno ulteriormente. E arriveremo a 9 milioni di persone che hanno ricevuto almeno una dose. Anche il giorno di Pasqua le persone si vaccineranno. Significa 9 milioni di persone che fra un mese, se incontreranno il virus, non prenderanno la forma grave della malattia. E non moriranno».

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