Casini: «Il Pd deve scegliere se stare con le sardine o con i moderati. Non può tenere tutto insieme»

mercoledì 10 Marzo 15:39 - di Eugenio Battisti

Il Pd deve scegliere. Deve uscire da questa maionese impazzita. Il dopo Zingaretti non si preannuncia una rotta facile. Ospite di Un giorno da Pecora su Radio Rai, Pier Ferdinando Casini, accende i riflettori sul continuo galleggiamento dei dem. Il problema non è tanto lo strappo del presidente della Regione Lazio che lascia il campo. Il problema – dice il senatore centrista eletto nelle liste dem – è un altro. “ll #Pd deve decidere un po’ se stare tra le @6000sardine e i moderati. Non tutto sta sempre insieme, bisogna fare delle scelte. E questo non è un problema di @nzingaretti ma del partito”. Il consiglio dell’ex presidente della Camera è sottinteso. Tenersi alla larga dalle sardine, che hanno piantato le tende al Nazareno e sposato la linea dell’ex segretario. I

Casini: Il Pd deve scegliere se le sardine o i moderati

In lizza in queste è sempre più insistente l’ipotesi di un ritorno al timone di Enrico Letta. Che ha preso 24 ore di tempo per riflettere. Da Enrico stai sereno di renziana memoria a “Forza Enrico” di molti sostenitori. Altri lo invitano a pensarci bene, ‘attento è un covo di vipere’.

Il senatore centrista è ancora positivo

Casini, vittima del covid da trenta giorni, era un po’ che non distillava perle di saggezza ed esperienze. “Sto aspettando l’esito del test #Covid, ormai è 30 giorni che sono positivo. Ora però sto bene, per fortuna, mi è andata via anche una piccola tosse che avevo fino a 4 o 5 giorni fa”. Parole rassicuranti sulle condizioni di salute dopo il ricovero allo Spallanzani di Roma di quattro settimane fa. Che gli ha impedito di votare la fiducia a Draghi. E proprio dal suo letto di ospedale il senatore centrista aveva ascoltato e molto apprezzato l’intervento dell’ex presidente della Bce in Senato.  Nei giorni convulsi della crisi aveva attaccato senza sconti il comportamento naif  di Conte dopo l’uscita dal governo di Italia Viva. Promossa a pieni voti, invece, la spregiudicatezza di Renzi.

“I grillini non possono tornare a fare il partito rivoluzionario”

Non è stato meno tenero con i grillini ribelli, quelli capitanati da Alessandro Di Battista per intenderci. Nello smentire, come si era vociferato, un suo ‘aiutino’ ai fuoriusciti pentastellati per formare un nuovo gruppo parlamentare, era stato categorico. “È una questione che non esiste, puramente regolamentare. Sono distante anni luce dal tema. Rispetto il loro travaglio, ma non è un mio problema. Questi ribelli 5s – ha aggiunto – sono gli stessi che volevano mettere sotto accusa Draghi quando io ero alla Commissione banche. Che ora siano a disagio a votarlo li capisco, ma non mi riguarda. Tra i 5Sstelle hanno fatto bene Grillo e Di Maio, che hanno dato una prova di realismo brutale. Il M5s non può riprendere la strada del partito rivoluzionario come se nulla fosse successo negli ultimi 5 anni“.

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