Casellati al fianco della pallavolista incinta. «Invocarne la condanna è una violenza sulle donne»

mercoledì 10 Marzo 19:34 - di Stefania Campitelli

“La mia solidarietà alla pallavolista Lara Lugli“. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, scende in campo ufficialmente al fianco della pallavolista incinta. Che è stata citata per danni dalla società sportiva Volley Pordenone. La confessione della donna ha suscitato un caso nazionale. Poco convincente la versione postuma del presidente della società, Franco Rossato. Che ha parlato di ‘verità ribaltata’.

Casellati: solidarietà alla pallavolista Lara Lugli, vittima di violenza

La seconda carica dello Stato affida il suo commento ai social. Nel post compare una foto dell’atleta. E la scritta: “Invocare la condanna della pallavolista Lara Lugli perché in maternità è una violenza contro le donne”. E ancora la maternità – scrive la Casellati – ha un insostituibile valore personale e sociale.

La triste storia risale a due anni fa. Ma la citazione per danni della società è di oggi. In seguito alla richiesta della sportiva del pagamento dello stipendio dell’ultimo mese di lavoro. Oltre al danno la beffa. La comunicazione della gravidanza ha portato alla rescissione del contratto. Ma la Volley Pordenone ora chiede i danni con un’accusa che ha il sapore di una vera e propria violenza psicologica. Lara Lugli ‘è colpevole’ di non aver comunicato alla società l’intenzione di voler diventare mamma.

Il racconto dell’atleta: parlo per le ragazze che subiscono senza reagire

È stata la stessa schiacciatrice di Carpi a raccontare la vicenda, proprio l’8 marzo, con un post su Facebook. Giornata in cui si celebrano i diritti delle donne. I fatti risalgono al campionato 2018/2019, quando giocava nella Volley Pordenone, campionato di B1. “Rimango incinta il 10 marzo (2019).  comunico alla Società il mio stato e si risolve il contratto. L’8 aprile non sono più in stato interessante per un aborto spontaneo. Questa la breve storia triste”, scrive Lara. “Peccato che non sia breve poiché a distanza di due anni, vengo citata dalla stessa Società. Per danni. In risposta al decreto ingiuntivo dove chiedevo il mio ultimo stipendio di febbraio. Per il quale avevo interamente lavorato e prestato la mia attività senza riserve”.

La Carfagna: nessuna donna deve dover scegliere tra lavoro e maternità

L’atleta aggiunge di aver molto riflettuto sul rendere pubblica la sua disavventura. E di aver deciso di parlare per puntare i riflettori sulla condizione di subalternità femminile nel settore sportivo. “Ho capito che non era un tema sul quale si poteva passare sopra. Non tanto per me. Quanto per le tante ragazze che in queste condizioni spesso rinunciano a reagire”. Tante le reazioni e le condanne. Anche la ministra Mara Carfagna ha fatto sentire la sua voce su Twitter. “Anche il mondo dello sport deve rispettare la maternità e darsi delle regole. Nessuna donna deve più essere costretta a scegliere fra maternità e lavoro. Nessuna atleta deve rinunciare all’agonismo per avere un figlio”.

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