Cabo Delgado, finisce male il blitz per evacuare gli ostaggi dei jihadisti dall’albergo: decine di morti

sabato 27 Marzo 18:08 - di Paolo Lami

Tornano sotto i riflettori i sanguinari jihadisti di Cabo Delgado, il gruppo terroristico Aswj che ha giurato fedeltà all’Isis e che agisce nella provincia settentrionale del Mozambico.

Nelle scorse settimane il mondo aveva improvvisamente scoperto l’orrore di quelle zone dopo l’agghiacciante denuncia di Save the Children sui ragazzini di soli 11 anni decapitati dagli jihadisti a Cabo Delgado.

Ora si torna a parlare della minaccia terroristica di Cabo Delgado dopo che alcuni insorti jihadisti armati hanno sferrato un violento attacco, tre giorni fa, sempre in quell’area così instabile, costringendo gli abitanti della zona a cercare riparo nelle foreste e molti lavoratori di aziende petrolifere che lavorano lì a rifugiarsi in un albergo di Palma, l’Amarula Hotel, circondato e posto sotto assedio dal gruppo Aswj.

Al momento sono oltre 180 le persone intrappolate nell’hotel è la polizia locale sta tentando di evacuarle utilizzando anche alcuni  elicotteri.

Ma almeno sette persone sono rimaste uccise durante un tentativo, condotto la notte scorsa, da parte delle forze governative di far uscire alcune delle persone intrappolate nell’albergo in un convoglio di 16 veicoli, protetti da una copertura aerea fornita dagli elicotteri di una società di protezione privata coordinata dal ministero dell’Interno.

Secondo quanto riferito a Zitamar, il convoglio è stato attaccato poco dopo essere uscito fuori dall’albergo e solo sette veicoli sarebbero riusciti a mettersi al sicuro.

Sempre secondo le fonti citate dai media, il bilancio delle vittime potrebbe anche essere molto pesante, con decine di morti.

Un cittadino portoghese risulta ferito gravemente, secondo le notizie riportata dal portale Carta de Mozambique che indica lo Stato Islamico dell’Africa Centrale come responsabile dell’attacco.

E l’’ambasciata portoghese a Maputo ha confermato che l’uomo è stato trasferito in elicottero a Pemba, il capoluogo provinciale.

L’attacco, che ha provocato diversi morti, è avvenuto dopo che il gigante petrolifero francese Total ha annunciato la graduale ripresa di un progetto per l’estrazione di gas naturale nei pressi di Palma, nella provincia di Cabo Delgado.

L’iniziativa della Total – che è il principale investitore straniero nella regione ma non l’unico vista la presenza anche di altre compagnie petrolifere straniere, come la ExxonMobil – ha provocato l’irritazione dei Jiihadisti.

Il governo ha annunciato giovedì di avere lanciato un’offensiva contro i miliziani, per ristabilire l’ordine e la sicurezza “il prima possibile”.

Il terrorismo di matrice jihadista ha causato, finora, migliaia di vittime civili e costretto 670mila persone ad abbandonare le loro case.

Gli Stati Uniti hanno appena inserito il gruppo Aswj nella lista delle organizzazioni terroristiche e inviato una dozzina di istruttori militari, mentre l‘Ue ha condotto recentemente una missione in Mozambico per valutare come aiutare il governo di Maputo.

Chiamati dalla popolazione locale Shabaab, cioè i “giovani” proprio come i terroristi in Somalia, gli jihadisti mozambicani del gruppo Aswj, acronimo che sta per Ahlu Sunnah Wal Jamaah e noto anche come Ansar al Sunna, sono una realtà ancora poco conosciuta.

Secondo il Counter extremism project che ne ha tracciato un profilo, il gruppo nasce dopo l’arrivo, nella regione di Cabo Delgado, di predicatori estremisti provenienti dalla confinante Tanzania, ma anche da Kenya, Uganda, Somalia e Congo.

Il loro messaggio ha galvanizzato una parte dei giovani senza prospettive di questa provincia a maggioranza musulmana.

La storia dell’escalation terroristica di questa provincia non è dissimile da quella di tante altre, soprattutto in Africa.

Come al solito c’è una storia di giacimenti e risorse naturali alla base.

La scoperta di importanti giacimenti di gas non ha portato alcuna ricchezza alla popolazione locale. Provocando lo scontento e forti sentimenti di rivendicazione.

È il 2010 quando vengono scoperti i primi giacimenti off shore del bacino di Rovuma che hanno il potenziale per fare del Mozambico uno dei principali fornitori mondiali.

Ma lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di compagnie internazionali ha, quasi da subito,  un impatto negativo sulla popolazione locale, in alcuni casi addirittura trasferita forzosamente in altre località senza adeguato compenso.

Lo scontento e la frustrazione divengono presto terreno fertile per la predicazione degli estremisti salafiti in una regione dove veniva praticato un Islam più moderato di ispirazione Sufi. La radicalizzazione subisce una accelerazione molto spinta.

L’attività terroristica vera e propria inizia a crescere a partire dal 2017, con una significativa escalation nel 2020.

Ma è nel maggio 2018 che su un canale pro Isis di Telegram appare, per la prima volta, una foto di combattenti dell’Aswj accanto alla bandiera dello Stato Islamico, con un messaggio in cui si annuncia un prossimo giuramento di fedeltà al ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi, di cui però non c’è traccia sul web.

A partire dal 2019, l’Iscap, la provincia dello Stato Islamico in Africa centrale, comincia a riferirsi all’Aswj come parte del proprio gruppo.

Di concerto i canali dell’Isis sul web hanno più volte citato e lodato le azioni terroriste degli jihadisti mozambicani.

Fra le file degli jihadisti di Cabo Delgado si trovano anche combattenti arrivati da Uganda, Tanzania e Kenia, ed ex-studenti di madrasse del Golfo.

Gli Shabaab mozambicani assaltano edifici governativi, bloccano strade e bruciano interi villaggi.

La decapitazione di civili è una tattica usata per terrorizzare la popolazione.

Nel novembre 2020 sono state decapitate più di 50 persone nell’arco di tre giorni, in una serie di attacchi ai villaggi dei distretti di Miudumbe e Macomia.

Al momento non è chiaro  fino a che punto Aswj e Iscap siano legati, né se i mozambicani abbiano direttamente ricevuto finanziamenti e addestramento da parte dell’Isis.

Secondo stime riportate dal Counter extremism project , gli jihadisti mozambicani sono circa 800. E hanno collegamenti con gruppi criminali che li riforniscono di armi.

Sarebbe sbagliato considerarli dei banditi sbandati: dispongono di fucili e mortai. E fanno persino uso di droni.

Alcuni analisti ritengono che siano stati addestrati all’estero, anche perché usano le stesse tattiche di attacco impiegate dall’Isis in Siria e Iraq. E questo dice molto.

Alcune informazioni riferiscono di una duplice leadership condivisa fra un gambiano di nome Musa e un mozambicano chiamato Nino Adremane.

Il 10 marzo scorso, quando il Dipartimento di Stato Usa ha inserito gli jihadisti mozambicani nella lista dei gruppi terroristici stranieri, ha indicato, come leader, Abu Yasir Hassan.

Il governo mozambicano ha inizialmente sottovaluto gli attacchi degli jihadisti, definendoli semplici criminali.

Ma le forze dell’ordine di Maputo, male equipaggiate, si sono dimostrate incapaci di contrastare gli islamisti.

Secondo alcune notizie il governo avrebbe fatto ricorso anche a contractors americani, russi e sudafricani.

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