Benedetto XVI, in arrivo un nuovo scritto contro il pensiero gender che cancella le differenze

venerdì 19 Marzo 12:53 - di Adele Sirocchi
Benedetto XVI gender

E’ in lavorazione un nuovo testo di Papa Benedetto XVI. Nel quale affronterà il tema del pensiero gender. Lo anticipa e ne parla Giulio Meotti nella sua newsletter quotidiana. Si tratta – spiega Meotti – di una prefazione a una raccolta di scritti sull’Europa. “In essa, Ratzinger critica il gender e si chiede come mai tutti i sostenitori della natura in voga oggi cancellino la differenza sessuale naturale. Il volume uscirà in sei lingue”.

Benedetto XVI e il pensiero gender

Per la Chiesa il pensiero gender, che mira a cancellare la differenza sessuale, rappresenta una sfida importantissima. Ne ha parlato anche papa Francesco, opponendosi a un processo di colonizzazione ideologica che soprattutto in Europa e negli Usa sta penetrando nelle scuole, nelle famiglie, nella cultura dell’intrattenimento.

Benedetto XVI e l’avversione del pensiero gender alla natura

Il Papa emerito saprà parlarne da fine teologo quale è. E anche offrendo un’arma dialettica interessante: se si difende la natura (tema caro a Ratzinger che ha sempre evocato la necessità di proteggere la bellezza e la bontà della Creazione) come mai tutta questa avversione alla natura sessuale con la quale veniamo al mondo? Una contraddizione alla quale è difficile dare risposta da parte dei movimenti ecologisti radicali. I quali da un lato mobilitano i giovani contro l’inquinamento e incoraggiano forme di neo-luddismo ma, dall’altro, predicano la assoluta libertà di scegliere la propria identità sessuale come sa la natura, in questo campo, non contasse nulla.

La radicale negazione della creaturalità dell’uomo

Benedetto XVI aveva parlato delle insidie del pensiero gender anche durante il suo pontificato mettendo in guardia contro una “antropologia atea”  che scioglie l’uomo da ogni “costituzione naturale”. Un atteggiamento che conduce a “una radicale negazione della creaturalità e filialità dell’uomo, che finisce in una drammatica solitudine”.

Come nasce la teoria gender

Ma quando e come nasce la teoria del gender? Padre di questa ideologia è considerato lo psichiatra John Money, che per primo utilizzò l’espressione “identità di genere” in base alla quale un individuo si percepisce come maschio, femmina, omosessuale, lesbica, transessuale, bisessuale o sessualmente fluido indipendentemente dall’imprinting genetico e dalla conformazione dei genitali. Money fu protagonista del drammatico caso di David-Brenda Reimer: un bambino cui fu donata una nuova identità femminile con un intervento chirurgico. Lo psichiatra raccomandò ai genitori di educarlo come se fosse una bambina. Il caso fu enormemente pubblicizzato come la prova che le teorie di Money sull’identità di genere avevano fondamento scientifico. David-Brenda Reimer però si uccise in età adulta, compromettendo il successo delle tesi di Money.

Il libro “Unisex. La creazione dell’uomo senza identità”

Secondo gli autori del libro Unisex. La creazione dell’uomo senza identità (Arianna editrice), Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, l’enorme diffusione della teoria dell’identità di genere fu dovuta al fatto che dai primi anni Novanta l’Onu nei suoi documenti introdurrà al posto del termine “sesso” il termine “genere”, consacrato poi nel lessico contemporaneo come parola sostitutiva di “sesso” alla Conferenza mondiale sulle donne a Pechino.

L’esperto di marketing Paul E. Rondeau, della Regents University, nel 2002 dettò le linee guida per Vendere l’omosessualità all’America, una strategia per piazzare un “prodotto” culturale come la “gayzzazione”. Strategia fondata su tre caposaldi: Desensitize (desensibilizzare), inondare la società di modelli del tipo che interessa fino a renderli comuni, persino noiosi. Jam (bloccaggio), mettere in atto una censura delle posizioni contrarie alle proprie indicandole come discriminatorie, bigotte e fondamentalmente ipocrite. Convert (convertire), puntando alla massa di coloro che non hanno idee forti sull’argomento per  portarli all’accettazione dell’idea proposta.

La teoria dell’identità di genere e le scuole

La scuola è naturalmente il luogo privilegiato dove è possibile mettere in atto questa strategia. Non a caso nel 2010 una raccomandazione del Comitato dei ministri europeo invita all’introduzione nelle scuole Ue di momenti di sensibilizzazione per evitare discriminazioni verso gay e lesbiche, il che apre la strada appunto alla diffusione dei postulati sui quali poggia la teoria dell’identità di genere. Molte polemiche ha suscitato in Francia a partire dal 2013 l’inserimento di corsi finalizzati a promuovere la parità dei sessi e a combattere l’omofobia miranti in realtà a decostruire l’ideologia della complementarietà tra i sessi. Il punto d’arrivo, secondo alcuni studiosi più pessimisti, non sarebbe affatto la legittima e sacrosanta tolleranza verso le minoranze, ma l’approdo culturale a un transumanesimo basato su individui indifferenziati e più manipolabili in virtù della loro identità fluida.

 

 

 

 

 

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