Astrazeneca bloccato anche in Olanda. L’Aifa polemica con il Piemonte per la sospensione temporanea

lunedì 15 Marzo 15:35 - di Paolo Lami

Anche l’Olanda, dopo Danimarca, NorvegiaIrlanda, Thailandia e Islanda, sospende – a titolo precauzionale e fino al 29 marzo – la somministrazione del vaccino Astrazeneca per i rischi connessi al suo utilizzo e per i centinaia di casi di gravi reazioni avverse e, in alcuni casi, di morte, che si sono verificati subito dopo l’uso del preparato.

La Thailandia riprenderà, comunque, da domani, dopo una serie di accertamenti, la somministrazione del vaccino prodotto da AstraZeneca e dall’Università di Oxford.

La decisione dell’Olanda – che comporterà la cancellazione di circa 40mila appuntamenti previsti per questi giorni – segue di poche ore anche quella dell’Italia che ha bloccato la somministrazione di alcuni lotti di Astrazeneca per le reazioni avverse che si sono avute e i cinque casi di decessi sui quali le autorità italiane stanno indagando.

Le autopsie di due delle cinque vittime, decedute subito dopo che era stato inoculato loro il vaccino Astrazeneca, non ha trovato correlazione fra la somministrazione del preparato e la morte sopravvenuta. Ma l’allarme fra gli italiani è molto alto.

La Regione Piemonte ha interrotto per alcune ore, ieri, la somministrazione di AstraZeneca per un presunto caso di reazione avversa gravissima. E questo ha provocato non poche polemiche perché la decisione regionale è stata presa in maniera autonoma rispetto alle autorità di vigilanza nazionale.

“I vaccini sono sicuri e la sorveglianza spetta all’Aifa, non alla singola Regione. Il piano vaccinale è nazionale, deliberato con una legge del Parlamento prima e ora con decreto – dice, irritato, in un’intervista a Repubblica, il presidente dell’Agenzia del farmaco Giorgio Palù. – La Costituzione dice che in caso di calamità nazionale è lo Stato che coordina le decisioni”.

Palù parla anche del precedente ritiro di un lotto di Astrazeneca da parte di Aifa, che deve verificare due casi di trombosi avvenuti in Sicilia.

“In quel caso – precisa il presidente dell’Aifa – si tratta di un lotto da 500 mila dosi delle quali 250 mila sono arrivate in Italia e 170 mila sono state inoculate senza eventi avversi importanti”.

“Un evento trombotico colpisce ogni anno circa una persona ogni mille abitanti. Tra i giovani il dato sale a un caso ogni 10-100 mila abitanti – dice Palù snocciolando i numeri che dovrebbero rassicurare gli italiani. – Aifa ha bloccato in via cautelativa il lotto in questione, finiti gli accertamenti ci sarà lo sblocco”.

Dati alla mano, il presidente Aifa accusa il Piemonte di aver agito in maniera impulsiva: “C’è stata molta emotività. I vaccini sono sicuri, basta guardare i numeri. Quello di AstraZeneca è stato inoculato a 11 milioni di persone nel Regno Unito. Ci sono stati 269 casi di tromboembolia successivamente alla somministrazione, dei quali 45 fatali. Sono stati però solo correlati temporalmente al vaccino, non si è trovato alcun nesso causale. Siamo al di sotto della media dell’incidenza di questa patologia nei non vaccinati”.

”Tra l’altro – aggiunge Palù – parliamo di eventi che hanno colpito persone con in media 70 anni. A quell’età, se si fa un’ecografia ai vasi, un qualche piccolo trombo da qualche parte lo si trova frequentemente”.

Un ragionamento che, se dal punto di vista puramente scientifico non fa una piega, certo non rassicura per nulla gli italiani ai quali sarà proposta nelle prossime ore e nei prossimi mesi una dose di Astrazeneca.

Comunque il presidente dell’Aifa esclude correlazioni fra il caso del Piemonte e quello verificatosi in Sicilia: “Nessun legame – afferma – dal punto di vista del vaccino e,  sembra, neanche del lotto. Come successo però nel 2014 per il vaccino antinfluenzale, sul quale partirono dei falsi allarmi con un drammatico calo della campagna vaccinale e centinaia di migliaia di ricoveri di chi ha preso la malattia, la paura ha fatto aumentare le segnalazioni inappropriate”.

”Non bisogna assolutamente spaventarsi, perché così si mette a rischio la riuscita della strategia contro il Coronavirus – cerca di essere rassicurante Palù. – Per questo non solo il mondo medico e il servizio sanitario devono essere molto cauti nel diffondere le informazioni sugli eventi avversi da vaccino, ovviamente restando trasparenti, ma anche chi si occupa di comunicazione deve esporre con chiarezza i dati”.

“Purtroppo – ammette il presidente dell’Agenzia italiana per la vigilanza  sui Farmaci – non siamo al livello di copertura del Regno Unito o di Israele ma molto più indietro. Con l’aumento delle vaccinazioni crescono anche gli effetti avversi che vengono registrati. I più diffusi sono quelli a livello locale, come arrossamento, dolore, rigonfiamento del braccio. Poi ci sono quelli sistemici come cefalea, piressia, mialgia, affaticamento, brividi, nausea, artralgia. Tutte cose che si risolvono senza problemi. L’ultimo rapporto della farmacovigilanza di Aifa parla di 700 casi su 100 mila vaccini inoculati”.

E rassicurante cerca di esserlo anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità: “Quando arrivano segnalazioni di incidenti gravi o fatali devono essere messe in atto tutte le misure per capire le cause. Il ritiro precauzionale del lotto cui apparteneva la dose somministrata dimostra l’efficienza del sistema di farmacovigilanza”.

”Non vanno tratte conclusioni affrettate sul nesso di causalità. Occorre basarsi sulle evidenze – dice Locatelli al Corriere della Sera – altrimenti si rischiano reazioni emozionali. E non dimentichiamoci che l’efficacia del vaccino AstraZeneca è assai elevata, essendo superiore all’80% per tutte le manifestazioni di Covid-19 e si avvicina al 100% per la copertura dalle forme gravi”.

Secondo Locatelli, “non dobbiamo rifiutare questo vaccino. Milioni di persone in Europa lo hanno ricevuto senza sviluppare problemi e questo dato rassicura sul profilo di sicurezza“.

Sui decessi delle persone vaccinate con AstraZenaca “ad oggi il nesso di causalità non c’è, giovedì il comitato raccoglierà tutti i dati in base quello decideremo se fare qualcosa o meno”, ha spiegato Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini delll’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, si microfoni di Radio24.

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