A Brescia spunta la variante nigeriana del Covid: è rara ma più pericolosa di quella inglese

martedì 2 Marzo 14:35 - di Marta Lima

Il primo caso si era registrato a Napoli, per alcuni era stato il calciatore nigeriano Vikton Oshimen a portarla ma l’Asl non confermò. Oggi si scopre che un nuovo rilevamento in Italia della ‘variante nigeriana’ di Sars-CoV-2, il mutante B1.525 individuato a Napoli a febbraio, è stata scoperta a Brescia, dichiarata con la sua provincia zona ‘arancione rafforzato’ per una particolare diffusione della variante inglese. Ne dà notizia all’Adnkronos Salute Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ordinario di Microbiologia e microbiologia clinica all’università degli Studi bresciana e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili. Oltre al sequenziamento genetico, “per la prima volta in Italia – annuncia l’esperto – abbiamo isolato il virus portatore di queste mutazioni, che preoccupano perché potrebbero conferire resistenza ai vaccini anti-Covid oggi disponibili”.

La variante nigeriana del Covid fa paura

Si tratta di “una variante rara – ricorda Caruso – Al momento sta evolvendo principalmente in Africa, in Nigeria” appunto, “ma ci sono una serie di osservazioni in tutto il mondo. Per ora pochi casi, che tuttavia stanno crescendo”. Il suo arrivo a Brescia è stato intercettato “casualmente”, nel corso dell’analisi di campioni biologici prelevati in da “un’ampia serie di pazienti di controllo”. Il mutante è stato individuato in una persona Covid-positiva “di origine africana” e “la scoperta è stata immediatamente segnalata all’Ats che è subito partita con le attività di tracciamento. Bisogna infatti verificare se si tratta di un caso isolato, ossia se è stato questo paziente a portare la variante sul territorio, o se già sta circolando”, precisa il numero uno dei virologi italiani, assicurando che “l’obiettivo è fermare al più presto qualunque tipo di diffusione” del mutante.

“La cosa importantissima” dal punto di vista scientifico è che “ora, avendo isolato il virus – spiega Caruso – potremo finalmente valutare se questa variante, rispetto al ceppo originario o agli altri mutanti noti, mostra o meno una maggiore aggressività e se è resistente o no agli anticorpi indotti dalla vaccinazione. Avendo tanti punti di mutazione sulla proteina Spike”, infatti, il mutante “desta particolare preoccupazione per la sua eventuale resistenza ai vaccini” in uso. Secondo alcuni scienziati, potrebbe essere più difficile identificarla e dunque più pericolosa per la diffusione dei contagi.

Gli esperti: “Non fare allarmismo ingiusticato”

“In questo momento – prosegue il presidente della Società italiana di virologia – stiamo espandendo il virus in modo da studiarlo più approfonditamente per capire l’impatto di questa ‘variante nigeriana’ dal punto di vista clinico e soprattutto, informazione cruciale soprattutto adesso, sull’efficacia dei vaccini” attualmente impiegati nella campagna di profilassi nazionale.

“Questo è particolarmente importante – insiste Caruso – perché è quello che dovremmo fare ogni volta che spunta una variante e cioè la sorveglianza virologica, che significa isolare il virus e caratterizzarlo. Perché fin tanto che parliamo di varianti” di coronavirus “e non sappiamo cosa significhino, il discorso resta molto vago”.

Per non creare allarmismi ingiustificati, né all’opposto rischiare di sottovalutare un’emergenza, “è necessario invece dare risposte precise – avverte l’esperto – che possono venire solo dall’isolamento del virus e dalla caratterizzazione delle sue attività biologiche”.

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