Via D’Amelio, la magistratura si assolve per i depistaggi del “pentito” Scarantino

mercoledì 3 Febbraio 17:32 - di Paolo Lami

Tutto a posto, madama la marchesa, per i clamorosi depistaggi del sedicente “pentito” Vincenzo Scarantino sulla strage di via D’Amelio dove venne ammazzato Paolo Borsellino e sterminata la sua scorta, la magistratura si assolve.

Insomma non fu colpa dei magistrati  – sostengono altri magistrati – se per la strage di via D’Amelio vennero condannate persone innocenti e se, per anni, si è creduto a tutte le fandonie raccontate (ai magistrati) da Scarantino ricostruendo un quadro totalmente falso.

Una tesi che fa acqua da tutte le parti. Possibile che magistrati competenti e di altissimo livello professionale, fra i migliori che c’erano in Italia, non si siano accorti, per anni, di essere stati completamente turlupinati e depistati? Possibile che si siano bevuti senza fiatare le clamorose frottole raccontate da Scarantino?

Annamaria Palma, l’ex-pm che indagava sulla strage di via D’Amelio in cui vennero uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, “non autorizzò i colloqui investigativi” dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, sostiene ora il gip di Messina, Simona Finocchiaro, nel provvedimento di archiviazione a carico dei magistrati Annamaria Palma e Carmelo Petralia.

I due magistrati erano accusati di calunnia in concorso nell’ambito dell’indagine sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio.

“Pur non potendosi negare l’anomalia di tali colloqui – scrive il gip – anche per le motivazioni per le quali alcuni di essi vennero concessi, deve comunque tenersi conto della disciplina vigente all’epoca che non prevedeva l’attuale divieto di colloqui investigativi con il collaboratore durante la redazione dei verbali di collaborazione o comunque fino alla redazione del verbale illustrativo della collaborazione”.

Ora si capiscono anche certi processi costruiti sulle dichiarazione dei pentiti e le cui sentenze sono state poi disintegrate dalla Cassazione.

“Senza la successiva collaborazione di Gaspare Spatuzza, iniziata nel 2008, delle falsità delle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino non vi sarebbe stata alcuna certezza”, assicura il gip.

Spatuzza è un altro bravo ragazzo come Scarantino. Fu lui, assieme ad altri, a rubare la Fiat 126 che trasformata in autobomba uccise Paolo Borsellino e la sua scorta.

Accusatore di Berlusconi e Dell’Utri, il sedicente pentito Spatuzza venne escluso dal programma di protezione dei pentiti dalla Commissione Centrale del Viminale perché si era “ricordato” ben oltre i 180 giorni previsti dalla legge del suo passato mafioso. Insomma un pentito a scoppio ritardato.

“La condotta volubile di Scarantino, e le dichiarazioni da questi rese nel tempo, contraddittorie e scostanti, non consentono di stabilire quali delle sue affermazioni debbano ritenersi genuine anche con riguardo agli addebiti mossi ai magistrati che si sono occupati della vicenda”, dice il gip Finocchiaro.

A questo punto, dunque, chi sono i colpevoli del depistaggio se i magistrati sono esclusi?

“Vincenzo Scarantino dopo avere sostenuto che la propria collaborazione era stata stimolata da Arnaldo La Barbera (l’ex-dirigente della Mobile di Palermo ndr) e Mario Bò, ha affermato che le dichiarazioni rese ai magistrati nella prima fase della sua collaborazione erano il frutto di ‘imbeccate‘ provenienti dai poliziotti che lo gestivano, e in particolare da Arnaldo La Barbera”.

”Inoltre, nel momento cui concordava con i poliziotti le dichiarazioni da rendere in sede di interrogatorio, i magistrati non erano presenti”, assicura il gip Finocchiaro.

“Scarantino ha poi attribuito a iniziative personali dei magistrati della Procura di Caltanissetta la sostituzione dei propri difensori laddove, invece, escusso l’avvocato Li Gotti, questi ha specificato di avere rinunciato al mandato per problemi di salute nonché per incompatibilità con la sua posizione di difensore anche di Gioacchino La Barbera”.

Scarantino, “ha reso nel corso degli anni dichiarazioni contraddittorie rendendo del tutto inutilizzabili le sue propalazioni anche per quanto concerne possibili contegni criminosi dei magistrati della Procura di Caltanissetta”, scrive, in definitiva, il Gip. E questo è uno dei motivi per il quale il gip di Messina ha accolto la richiesta della Procura di archiviare l’inchiesta a carico dei magistrati Annamaria Palma e Carmelo Petralia, accusati di calunnia aggravata nell’ambito dell’inchiesta sull depistaggio sulla strage di via D’Amelio.

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