Travaglio disperato si scaglia sul M5S: «Intortati dalle supercazzole. Non conteranno più niente»

venerdì 12 Febbraio 14:35 - di Prisca Righetti
Travaglio disperato

Travaglio disperato. Trasuda bile. Mista a delusione, sgomento e frustrazione politica. Gli attivisti su Rousseau hanno decretato il sì a Draghi, tanto voluto da Grillo e dagli uomini di punta del movimento. Ma il direttore del Fatto Quotidiano, dopo mesi di endorsement. Sublimazioni, santificazioni e miracolose imprese come nemmeno le agiografie dei devoti riescono a contemplare, dà sfogo a tutta la sua ira, apparentemente contenuta in un atteggiamento compassato che tradisce, nelle parole pronunciate a denti stretti, rabbia e amarezza: quelle del grande sconfitto. Quelle del nume tutelare del M5S che, commenta Travaglio dalla Gruber nella puntata di ieri sera di Otto e mezzo, «dopo la farsa del voto su Rousseau, si è consegnato a Mario Draghi».

Travaglio disperato e furioso si scaglia sul M5S

E non bastano a contenere la sua ira glaciale, gli insulti che piovono copiosi, come al solito, su Berlusconi e Salvini. Deliranti interpretazioni mediatiche sul «complotto dei giornaloni» che mai si sarebbe aspettato di vedere. Per Travaglio, in calcio d’angolo – ma in zona Cesarini – si salva a malapena l’ex premier, che nonostante abbia suggerito ai suoi di votare per il sì all’esecutivo in fieri dell’ex governatore della Bce, fa bene a tenersi fuori dall’insolita «ammucchiata» in via di allestimento. E un Travaglio, disperato e disilluso, quello che si mostra ieri alle telecamere de La7, a pochi minuti dall’esito della votazione sulla piattaforma pentastellata. Che parla di ingenuità e caos. E che per l’occasione, vira dai toni entusiastici della prima ora di governo giallorosso, al giustificazionismo improvvisato degli ultimi giorni. Passato dall’incoraggiamento forzato a tenere in sella Conte ai timori malcelati seguiti scatenati dal suo disarcionamento. All’invettiva di ieri sera, quando, senza troppe perifrasi lusinghiere, ha tuonato: «Prima di calarsi le brache avrebbero dovuto chiedere qualche garanzia in più», ha sbottato Travaglio. Sbottando a stretto giro con un malinconico: «Non conteranno più niente».

«Intortati dalla supercazzola del ministero ecologico»

Per Travaglio è davvero un brutto colpo quello inferto con la votazione su Rousseau che ha sentenziato il paventato sì al governo Draghi. Un brutto colpo, seguito allo choc nato col prendere atto che il suo partito di riferimento è ridotto ormai ai minimi termini. Con la scissione alle porte e Di Battista in fuga dopo aver sbattuto la porta e una fronda di parlamentari pronti a uscire dopo di lui, con la Lezzi e Toninelli al seguito. Eppure, sottolinea Travaglio, «Beppe Grillo è tutt’altro che scemo – ha premesso –. Si è trattata di una circonvenzione di capace. È stato intortato da quel volpone di Draghi che lo ha intortato con la supercazzola del super-ministero della Transizione ecologica». Un esperimento, sottolinea il giornalista, già fallito in Francia. Un argomento su cui Travaglio finge di non sapere che più che una trappola ordita da Draghi, è la scusa avanzata dai grillini per giustificarsi al cospetto della piattaforma di attivisti e ottenere l’agognato sì. Puntualmente arrivato. Nonostante gli insulti specchietto per le allodole, riservati ai leader di FI e della Lega, che non sono certo la causa della scissione in corso. E che, di sicuro, con buona pace di Travaglio, non hanno trattenuto Grillo, Di Maio, Fico, Crimi e compagnia cantante, a non cedere alle lusinghe – e alle poltrone – poltrone del governo Draghi.

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