Toghe e politica, bene Salvini su Nordio: necessaria una commissione d’inchiesta

martedì 2 Febbraio 11:17 - di Francesca De Ambra
Salvini

Il senatore Andrea Ostellari è l’unico ad aver detto “sì” alla bicamerale d’inchiesta sull’intreccio toghe-politica proposta dall’ex-magistrato Carlo Nordio. Ostellari, leghista, è presidente della commissione Giustizia e questo rende il suo endorsement particolarmente autorevole. Perché diventi fatto politico, tuttavia, ha bisogno dell’avallo di Matteo Salvini. Ci sarà? Qualche dubbio era venuto dopo che domenica sera, da Giletti, il leader del centrodestra se n’era uscito con il sorteggio come argine allo strapotere delle correnti delle toghe. Un po’ poco considerando che di fronte aveva Luca Palamara, l’ex-pm radiato dall’ordine che con le sue rivelazioni sta terremotando l’impalcatura che da decenni regge AnmCsm.

Salvini la proponga a nome del centrodestra

Per fortuna ieri ha rettificato il tiro nella trasmissione di Nicola Porro, dove si è detto «pronto a sostenere» la proposta di Nordio. E ora deve procedere. Non sfugge che il tema della commissione d’inchiesta sull’uso politico della giustizia appartenga all’archeologia politica. E che ai nuovi leader come Salvini non gusta neanche un po’ farsi avvistare tra gli scavi della Seconda Repubblica. Ma non si può far finta di niente. Lo spaccato svelato da Palamara nel suo libro Il Sistema è da brividi. Vi si parla di un ordine giudiziario asservito in gran parte a logiche di appartenenza ideologica. E di sentenze cangianti a seconda del colore politico dell’imputato. E, ancora, di ostilità preconcetta verso maggioranze politiche.

Troppe le ingiustizie a sfondo politico

Siamo, come si vede, in presenza di un’attività eversiva dell’ordine democratico. E fuori dal perimetro della Costituzione. Tutte le toghe hanno agito secondo lo schema fornito da Palamara? Certo che no. È proprio in loro nome che va varata la commissione d’inchiesta. L’obiettivo è restituire e non sottrarre prestigio alla magistratura. L’alternativa è continuare a parlare di riforme radicali che mai verranno. Nel frattempo, e Salvini lo sta già sperimentando sulla propria pelle, continueremo a rosolarci sul fuoco lento di questo marciume etico che ancora ci ostiniamo a chiamare giustizia.

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