Si schianta l’intergruppo della sinistra. Nel Pd monta la rabbia contro l’ex-renziano Marcucci

giovedì 18 Febbraio 11:39 - di Michele Pezza
intergruppo

L’intergruppo appena nato è già finito. Difetto di comunicazione, intempestività o riserve mentali vai a capire. Fatto sta che del coordinamento parlamentare M5SPdLeu, annunciato solo l’altro ieri, si parla già al passato. O non se parla affatto, com’è accaduto ieri quando il capogruppo a Montecitorio Graziano Del Rio non ha speso una parola sull’organismo avallato dal suo omologo del Senato Andrea Marcucci. E pure quest’ultimo ora va seminando dubbi e pezze a colori. «Me l’ha chiesto come favore Ettore Licheri», si è giustificato. Licheri è il presidente dei senatori 5Stelle: a lui l’intergruppo (secondo Marcucci) serviva a trattenere i suoi. È il motivo per cui, subito dopo l’annuncio del suo varo, è arrivata la benedizione di Giuseppe Conte.

L’intergruppo aprirebbe una prateria a Italia Viva

Ma effetto più disastroso non avrebbe potuto sortire. Infatti, ha fatto male al Pd senza far bene ai grillini, costretti a registrare ben 21 defezioni nel voto di fiducia a Draghi. Ma i lamenti maggiori arrivano dal Nazareno, dove è tutto un inseguirsi di voci e recriminazioni. Qualcuno ha intravisto nell’intergruppo sbocciato all’improvviso un implicito invito a Matteo Renzi a sconfinare nelle praterie elettorali del Pd. Sospetto corroborato dalla circostanza che a sottoscriverlo sia stato Marcucci, già renziano di ferro. «Perché non lo ha detto al gruppo?», recrimina uno della vecchia guardia come Luigi Zanda? E più d’uno si chiede invece perché ne abbia informato lo stesso Zingaretti solo a cose fatte.

Un senatore dem: «Così non andiamo da nessuna parte»

Sabotaggio per avvelenare l’aria in vista del congresso? Certo, c’è anche chi cerca di nobilitare l’iniziativa dell’intergruppo presentandola come una soluzione per consentire a Draghi una più tranquilla navigazione tra i marosi della sua variopinta maggioranza. Ma sono voci sparute, destinate a soccombere rispetto a quelle di chi sostiene che se non sabotaggio, l’intergruppo è certamente un errore. Alla fine, la sintesi più efficace è quella che traccia il senatore Tommaso Nannicini. «Se giochiamo a tenere in vita un’alleanza che non c’è più con M5S e Leu – ha detto in un’intervista al Dubbio– non si va da nessuna parte».

 

 

 

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