Schiaffo al M5S, il Tribunale: “Privo di legale rappresentante”. E gli espulsi si preparano…

mercoledì 24 Febbraio 20:31 - di Paolo Lami

Si apre un varco nella battaglia fra espulsi dall’M5S e vertici. Il Tribunale civile di Cagliari ha attestato che, in questo momento,  il Movimento Cinque Stelle “è privo di un legale rappresentante“. Una clamorosa opportunità giuridica per quanti sono stati cacciati da Grillo, Crimi e Di Maio.

La decisione della magistratura, arrivata in seguito al ricorso presentato dalla consigliera regionale sarda Carla Cuccu, espulsa dal M5S, rischia di avere pesanti ripercussioni proprio sulla battaglia giudiziaria intentata dai senatori estromessi dal gruppo parlamentare 5 Stelle di Palazzo Madama per non aver votato la fiducia al governo Draghi.

Un’espulsione che si fonda sulla pretesa esistenza di un organo, il capo politico, che invece non è più ritenuto sussistente dal Tribunale di Cagliari.

Il provvedimento del Presidente del Tribunale di Cagliari – visionato dall’Adnkronos – mostra, infatti, un fianco scoperto del partito grillino.

L’abolizione della carica di capo politico, voluta da Grillo e non accompagnata dall’insediamento del nuovo organo collegiale, il Comitato direttivo, introdotto a seguito della modifica dello Statuto dello scorso 17 febbraio, ha comportato infatti la necessità, su richiesta dei legali di Cuccu, gli avvocati Patrizio Rovelli e Lorenzo Borrè, di procedere alla nomina di un curatore speciale del M5S, “non potendo il M5S essere più rappresentato da un organo inesistente e mancando i componenti del nuovo organo, nel cui seno, con votazione a maggioranza, dovrebbe eleggersi il nuovo legale rappresentante“, spiegano Rovelli e Borrè.

A brevissimo, quindi, l’impugnazione giudiziaria passerà al secondo stadio con la costituzione in giudizio del Curatore. E, contemporaneamente, come prevede l’articolo 80 del codice di procedura civile, il pubblico ministero presso il Tribunale di Cagliari solleciterà i provvedimenti necessari per la costituzione della nuova rappresentanza e cioè l’elezione dei componenti del Comitato direttivo.

Votazioni che, però, sembrano ancora in alto mare, anche per via del terremoto che ha colpito molti parlamentari del Movimento.

In un post pubblicato su Facebook il 17 febbraio – giorno della votazione su Rousseau che ha sancito la nascita del Comitato direttivo – il capo politico reggente Vito Crimi ha affermato che la sua reggenza “al contrario di quanto è stato erroneamente affermato, non è conclusa e, interpellato in tal senso il garante Beppe Grillo, proseguirà fino a quando non saranno eletti i 5 membri del nuovo Comitato“.

In una lettera inviata a Crimi, Grillo infatti scrive: “La tua reggenza da capo politico resta in vigore, a prescindere dalle modifiche statutarie, fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo, essendo del resto impensabile che il Movimento resti privo di rappresentanza per tutto il tempo occorrente per portare a termine la procedura di nomina (raccolta delle candidature, voto e proclamazione)”.

Un’impostazione che, però, il Tribunale civile di Cagliari non condivide affatto ritenendo, invece, che “a seguito della delibera modificativa dello statuto della Associazione Movimento 5 Stelle” tale associazione “sia rimasta priva del legale rappresentante” e pertanto il Tribunale procede alla nomina di un Curatore speciale.

Ma, intanto, M5S cerca di blindarsi nel timore che qualcuno degli espulsi cerchi di infilarsi nel nuovo organo. E mette i paletti per coloro che fossero intenzionati a candidarsi nel Comitato Direttivo.

“Tutti i portavoce alla Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Parlamento Europeo e Consigli regionali che intendono candidarsi” per il Comitato direttivo “devono aver ottemperato agli adempimenti relativi alle rendicontazioni e le restituzioni previsti dal Regolamento relativo al trattamento economico degli eletti del Movimento 5 Stelle – avverte l’Associazione Rousseau in un post sul Blog delle Stelle – nonché da quanto previsto dall’articolo 5 del Codice Etico, ovvero essere in regola con le rendicontazioni al mese indicato sul sito www.tirendiconto.it “.

Inoltre, aggiunge l’Associazione, alzando le barricate per proteggersi dall’eventuale assalto degli espulsi, “secondo quanto stabilito dallo Statuto del MoVimento 5 Stelle, in tema di autocandidature, non possono avanzare la propria candidatura” per il Comitato direttivo “gli iscritti che siano sottoposti ad un procedimento disciplinare e/o che abbiano subito la sanzione (eventualmente anche in via cautelare) della sospensione“. La guerra, insomma, è solo all’inizio. E, comunque vada questa battaglia attorno al nuovo Comitato direttivo, è oramai chiaro che M5S ha perso la verginità.

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