Salta il vertice di Bibbona. Conte prende tempo ma la base è in pressing: “Ora decida”

sabato 27 Febbraio 19:04 - di Chiara Volpi
pressing M5s su Conte

M5s e Conte: matrimonio in crisi? I vertici (attuali e futuri?) del M5s avrebbero dovuto riunirsi in conclave a Marina di Bibbona. Un appuntamento in calendario per domani che Grillo avrebbe dovuto tenere domani – convocato lo stato maggiore pentastellato nella sua dimora sulla spiaggia – per discutere del possibile approdo di Conte alla guida di quel che resta dei grillini. Ma, un po’ la fuga di notizie che ha irritato il padrone di casa. Un po’ la posizione dell’ex premier, che sembra ancora non voler sciogliere la prognosi, hanno spinto il padre nobile del Movimento a cancellare il vertice. Anche se qualcuno non esclude che la riunione possa tenersi lo stesso. Magari in un altro luogo. O, cosa più probabile, in un’altra data.

M5s e Conte al bivio: pressing dei big sul ruolo dell’avvocato nel Movimento

Dunque, il Movimento 5 Stelle appare pronto ad affidare il proprio destino nelle mani di Giuseppe Conte. L’avvocato ad accettarlo, un po’ meno. Silente come non mai. E sfuggente più che mai, Conte non scioglie la riserva. Complice forse anche il caos che attanaglia il Movimento da settimane. Come pure una indecisione di fondo che sembrerebbe indurlo a non dare risposte ad appelli e soluzioni, fioccate negli ultimi giorni. Almeno, non nelle prossime 24 ore. Eppure, prima di procedere con le modifiche allo statuto necessarie a ritagliare un ruolo “ad hoc” per l’avvocato, i grillini si aspettano una mossa proprio da Conte. «L’ex presidente del Consiglio – si ragiona in ambienti 5 Stelle – ha due strade davanti a sé. O meglio, un bivio rispetto al quale scegliere due direzioni: entrare nel Movimento oppure fare il “federatore” dell’alleanza tra M5S, Pd e Leu».

Conte, al vaglio 2 opzioni che celano incognite insidiose

Un bivio dove entrambe le opzioni nascondono insidiose incognite. Che potrebbero ridimensionare ambizioni personali e progetti politici di spicco. Infatti, come si rileva dalle stessi fonti pentastellate, con l’osservazione di un esponente grillino riportata dall’Adnkronos: «Se diventa capo del Movimento Conte finirà per impelagarsi nelle nostre diatribe interne e rischia di non tornare più a Palazzo Chigi. Perché, alle prossime elezioni il M5S, con i consensi dimezzati rispetto al 2018, non potrà certo esprimere il premier…». Così come rischia di trasformarsi in un’imbuto stretto in cui infilarsi, la strada indicata all’ex premier come “federatore” esterno. Perché, prosegue il ragionamento lo stesso esponente movimentista: «Se la corrente del Pd Base Riformista riesce a sostituire Nicola Zingaretti con Stefano Bonaccini al vertice, crolla anche il progetto di un’alleanza per lo “sviluppo sostenibile” tanto caro a Conte…». Dunque che fare?

M5s, big divisi tra chi sta alla finestra e chi va in pressing (come Di Maio)

Non è dato saperlo. Tutto quello che trapela è che, forse anche per le ragioni appena elencate, Conte – che da marzo tornerà in cattedra all’Università di Firenze – si è preso del tempo per riflettere. I big del Movimento nel frattempo stanno alla finestra. Altri, come Luigi Di Maio, vanno in pressing. Il ministro degli esteri grillino, infatti, vuole capire le intenzioni di Conte prima di decidere se candidarsi o meno per un posto nel Comitato direttivo. L’ormai celeberrimo organo collegiale a cinque, nato per sostituire la figura del capo politico. Anche perché, sebbene ci sia tra i 5S anche chi non esclude che alla fine Di Maio possa continuare a mantenere un ruolo defilato, con un eventuale ingresso di Conte come leader del M5S occorrerà ripensare le funzioni del direttorio 2.0.

Il regolamento il Comitato direttivo, una soluzione per garantire a Conte una leadership solida

Secondo il regolamento, il Comitato direttivo «elegge e revoca al proprio interno a maggioranza, con rotazione annuale, colui che assumerà le funzioni di rappresentante legale ed istituzionale del Movimento 5 Stelle. E per l’esercizio delle sole funzioni che le leggi pro tempore vigenti richiedono». Tale figura è chiamata “Presidente del Comitato direttivo”. Una soluzione – spiega sempre un esponente grillino – potrebbe essere quella di estendere la durata del mandato del Presidente. In questo modo riusciremmo a garantire a Conte una leadership solida». Come noto, le candidature per il Comitato direttivo non sono ancora state aperte. Ma qualcuno ha già fatto un passo avanti. Finora, infatti, si sono proposti l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Il consigliere capitolino Paolo Ferrara. L’europarlamentare Dino Giarrusso.

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