Ritirate le mascherine di Arcuri: «Non sono a norma». Ecco che cosa svelano i risultati dei test

giovedì 11 Febbraio 10:37 - di Giorgia Castelli
Arcuri

Ritirate le mascherine di Arcuri.  Come scrive il quotidiano La Verità «l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina ha disposto il ritiro immediato delle mascherine Kn95. Prodotte dalla Wenzhou Huasai commodity acquistate dalla struttura commissariale per l’emergenza Covid».

Mascherine di Arcuri, l’inchiesta di “Fuori dal Coro”

La vicenda delle mascherine è stata affrontata nell’inchiesta andata in onda nella puntata di martedì 9 febbraio a Fuori dal Coro su Rete 4. Dall’inchiesta sarebbe emerso che le mascherine acquistate in Cina con una maxi commessa da 1,2 miliardi non sarebbero a norma. Si legge ancora su La Verità  che «mentre circolavano le indiscrezioni sullo scoop della trasmissione di Rete 4 Fuori dal coro, una comunicazione interna tra le strutture sanitarie del Friuli Venezia Giulia comunicava la disposizione del ritiro delle mascherine. Indicando anche i codici del prodotto, la provenienza (Struttura commissariale) e l’indicazione precisa: “S/Valvola Dpi monouso/Protezione civile”».

Mascherine di Arcuri, l’inchiesta di “Fuori dal coro”

La trasmissione di Rete 4 ha fatto analizzare due delle mascherine di questa maxi commessa. E le ha analizzate l’«unico laboratorio italiano qualificato da Eurofins, ente accreditato dal Ministero della Salute per svolgere questo tipo di analisi». Ovvero la “Fonderia Mestieri Srl” (Torino). Fuori dal coro ha reso noto i test effettuati dai tecnici. Dalle analisi è emerso che quelle FFP2 non possano essere certificate secondo l’attuale norma di legge. La normativa attuale stabilisce una capacità di penetrazione massima del 6%. Ma le due mascherine a campione analizzate a Torino hanno evidenziato una capacità di penetrazione delle particelle tra il 50,98 e il 73,99%. Alcuni ospedali del Friuli Venezia Giulia hanno ricevuto queste mascherine.

Le certificazioni

Come si legge su La Verità i «prodotti sono stati tutti certificati dal Comitato tecnico scientifico (Cts) che supporta il governo nella gestione della pandemia, sulla base della documentazione cinese consegnata dai fornitori, come consentito dalla normativa sull’emergenza Covid».

 

 

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