Polveriera 5Stelle: crescono i “no” a Draghi. E Morra non esclude la scissione

lunedì 15 Febbraio 16:53 - di Michele Pezza
5Stelle

La legislatura non rischia più: i 5Stelle sono liberi di spaccarsi, votare “no” al governo Draghi e stare persino più comodi all’opposizione. La scissione, in realtà, è un gioco delle parti che finisce paradossalmente per non scontentare nessuno. L’obiettivo comune dei grillini era evitare il voto anticipato. È il motivo per cui solo in pochi hanno obiettato rispetto al quesito supercazzola sul superministero della Transizione ecologica, salvo poi farne motivo di indignazione ad avvenuta lettura da parte di Draghi della lista dei ministri. E siamo all’oggi con i 5Stelle in modalità polveriera. Da una parte i governisti raccolti sotto il mantello del gruppo dirigenti, dall’altra i recalcitranti orfani di Di Battista.

I ribelli 5Stelle: nuova votazione su Rousseau

In mezzo, per iniziativa del “fichiano” Giuseppe Brescia si va formando una pattuglia di delusi realistici, disponibili a restare in maggioranza, ma senza rinunciare allo “spirito critico”. L’obiettivo, spiega Brescia su Fb, consiste nel «far pesare i nostri numeri nei due rami del Parlamento». Ma è una posizione troppo sbiadita per sedurre e mobilitare una comunità abituata a tinte forti come quella grillina. Di certo non ha convinto Nicola Morra, presidente dell’antimafia parlamentare. «Escludo di votare a favore di Draghi», rivela dagli studi di La7. Con la senatrice Barbara Lezzi Morra è tra quanti vogliono la ripetizione del voto su Rousseau. «Abbiamo capito che il superministero non parte, per cui adesso abbiamo un altro scenario e su quello dobbiamo intervenire», ha spiegato.

Italexit in piazza contro il governo

Morra non esclude neanche la scissione, pur dichiarandosi 5Stelle «fino al midollo». Ma, aggiunge sibillino, «dovrò valutare». La richiesta di rinnovare la votazione, messa nero su bianco in una nota inviata a Crimi e al Comitato di Garanzia può diventare l’innesco della scissione. «In assenza di riscontro, il voto alla fiducia deve essere no», avverte Fabio Di Micco, uno dei firmatari. Ancora più esplicita la senatrice Bianca Lauro Granata che da Fb auspica che «i nostri ministri si ritirino». I delusi 5Stelle fanno gola a Italexit. Il movimento dell’ex Luigi Paragone sarà in piazza del Pantheon a Roma il 17 febbraio per gridare “no” a Draghi.

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