Per la Polverini e i voltagabbana il modello Ciampolillo non paga. Sono destinati all’oblio

sabato 13 Febbraio 11:01 - di Priscilla Del Ninno
Polverini e Draghi

Alla fine Renata Polverini resta a terra. L’ex deputata di Forza Italia – accusata dal partito azzurro di alto tradimento – ha giocato male le sue carte. È andata a vedere il bluff disperato al tavolo farlocco del Conte ter e, come i suoi compagni di gioco, ha perso la scommessa dei responsabili costretti ad ammainare la bandiera dell’infedeltà. E rimasti a bocca asciutta nel nuovo governo Draghi. Ora, l’ex segretaria del sindacato di destra Ugl (dal 2006 al 2010), che senza pensarci su due volte nelle ore frenetiche della crisi del secondo governo Conte, è passata armi e bagagli alla maggioranza giallorossa del momento, “folgorata sulla via del premier”. Scottata, anzi emblematicamente “bruciata”,  dall’ambizione di rimanere incollata alla poltrona, non può che restare a guardare a mani vuote. Niente assi nella manica. Nessun soccorso rosso.

Renata Polverini sconfitta dopo il bluff al tavolo del Conte ter

Il modello Ciampolillo non paga. E così, anche la Polverini, come i suoi colleghi “costruttori” che speravano in un posto al sole nel Conte ter, è finita nel dimenticatoio. Come gli altri “responsabili” rimasti a bocca asciutta con l’avvento di Draghi, non può che raccogliere i cocci e organizzarsi l’auto esilio che si è ritagliata dopo la solerte transumanza decisa in fretta e furia “revisionista” alla fine di gennaio. Con la differenza che adesso, mimetizzare arrivismo personale e spacciare astuzia politica per “estremo sacrificio patriottico”, sarà più difficile che mai. La pugnalata alle spalle inferta a Berlusconi, che fino a quel momento le aveva regalato il sogno dell’avventura parlamentare, dopo anni di impegno sindacale. E una nuova vita politica dopo la militanza giovanile. Anni e impegno imprevedibilmente culminati nella componente del Centro Democratico-Italiani in Europa, Polverini è diventata il simbolo chiamato ad accreditare l’antico adagio secondo cui, “squadra che vince, non si cambia”. E infatti, dopo aver tempestivamente cambiato casacca, l’ex parlamentare di FI ha perso.

La Poverini ha perso: le tappe della debàcle

La Polverini ha perso: il posto in FI, da cui è stata prontamente bandita nell’illusione di una futura candidatura nel paventato partito “del 26%” dell’ex Presidente del Consiglio. La credibilità degli elettori di centrodestra. La fiducia del Cavaliere a cui doveva quanto meno lo scampato pericolo dell’oblio, dopo l’abbandono dello scranno sindacale e il debutto nell’agone parlamentare. E ora, abbandonata da Conte – senza governo e senza partito, senza arte né parte – come scrive opportunamente Libero in queste ore, tra gli altri, «non solo si ritrova Silvio davanti. Ma anche Salvini di dietro (ed entrambi hanno, per i tradimenti, la memoria del cardinal Mazarino). Entrambi alleati in un esecutivo che mai lei avrebbe immaginato».

Sparita dalla tv. Scomparsa dai radar dei salotti di Floris

Sparita dalla tv. Scomparsa dai radar dei salotti di Floris. Spenti i riflettori sulle cene ad alto tasso di mondanità organizzate dall’allora segretaria del sindacato, nel suo giardino di San Saba, nel cuore di Roma. Dove, si vociferava già in epoca non sospetta, erano di casa più esponenti di sinistra che di destra. Stoppata ai blocchi di partenza nel suo disperato tentativo di un progetto politico tutto suo. E con tanto di simbolo furbetto: un cerchio rosso spennellato di tricolore, con slogan emblematico “Con te”. Che, col senno di poi, letto tutto in una parola, ne avrebbe slatentizzato anima e progetti futuri. Oggi la Polverini si ritrova abbandonata dal centrodestra. Espulsa dagli ex colleghi azzurri, con bando proclamato da Tajani che, nelle infuocate ore della crisi e del pallottoliere alla ricerca dell’ultimo voltagabbana, testualmente recitava: «Lei ha deciso e abbiamo deciso anche noi: è fuori da Forza Italia».

Scacco matto alla Polverini: l’alfiere Draghi “mangia” l’ex regina azzurra

Non solo. Respinta dall’ex rottamatore Renzi, che nelle ore della sua auto-defenestrazione, ha parlato di «soccorso nero». E trascorsi gli ultimi giorni a invocare, inascoltata, e senza particolare convinzione, «una politica vera per gli italiani all’estero» da parte di Draghi. Snobbata da ex colleghi e sodali che ha scelto di “tradire”. Alla mente di molti tornano, uno su tutti, le parole di Francesco Storace all’indomani dello strappo: «Ora tenetevela». Ebbene, quell’appello oggi rimbalza come un boomerang sui dieci senatori superflui che per una settimana s’erano illusi di contare sullo scacchiere parlamentare. Per loro, e per Renata Polverini, oggi è scacco matto. L’alfiere Draghi si mangia la ex regina azzurra, e le pedine rimaste a secco di polvere di stelle. Costrette ad accontentarsi giusto di “polverini di stelle”...

 

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